Widmar, Antonio
Giornalista, diplomatico | Fiume 9/6/1899 - Chiavari 27/12/1980
Metadati
- Date di esistenza
- Luogo di nascita:
- Fiume
- Data di nascita:
- 9/6/1899
- Luogo di morte:
- Chiavari
- Data di morte:
- 27/12/1980
- Attività/mestiere/professione
- Qualifica:
- Giornalista, diplomatico
- Biografia / Storia
- Antonio Widmar nasce a Fiume il 9 giugno 1899. Frequenta il ginnasio liceo unghere diplomandosi nel 1918. Nei primi anni venti risulta tra i fondatori di due importanti riviste letterarie fiumane, "Fiumanella" e "Delta". In queste periodo, oltre a traduzioni, tra le quali compaiono anche quelle novelle di Jokai Mor con il titolo Brevi racconti, Widmar scrive soprattutto poesie, alcune pubblicate sulla rivista "Delta". Nel frattempo frequenta l'Università di Bologna, laureandosi in Lettere nel 1924. A Budapest prosegue la sua carriera universitaria conseguendo una laurea in Filosofia, che verrà riconosciuta in Italia soltanto nel 1937. In realtà giunge a Budapest venticinquenne con una raccomandazione per la Legazione italiana scritta da Riccardo Gigante, che era stato uno dei primi consiglieri della Società Dante Alighieri a Budapest, inaugurato dopo il 1918. Il 18 ottobre viene assunto presso la Legazione quale addetto stampa. Sposa poco dopo la scrittrice Judith Sziáky che lo introduce nel mondo letterario della capitale ungherese, sfiorato appena negli anni di formazione a Fiume. Diviene così intimo amico di Mihály Babits, che gli fa da testimone al matrimonio e dal quale prende lezioni di ungherese in cambio di un aiuto alla traduzione della Divina Commedia. Inserito ormai nella cerchia intellettuale della rivista "Nyugat", vi pubblica un articolo sul teatro contemporaneo italiano.
Nei due decenni di permanenza in Ungheria Widmar scrive moltissimo, traduce soprattutto. Si firma con il nome Antal Vidmar. Lo interessano tutti i campi della letteratura, dalla narrativa al teatro, di cui è un grande appassionato, dalla saggistica alla poesia. Traduce il romanzo Nerone il poeta sanguinario di Kosztlányi Dezsö, che esce nel 1933 con la casa editrice milanese Genio, e ancora nel 1936 il classico ungherese La Tragedia dell'Uomo, componimento poetico di Imre Madach in quattro mila endecasillabi. Contribuisce alla diffusione in lingua magiara dei massimi poeti italiani dell'ottocento, Pascoli (il più amato fin dai tempi di Fiume), Carducci e Leopardi. Sua autentica passione è il teatro pirandelliano e del drammaturgo siciliano Widmar traduce l' Enrico IV, andato poi in scena a Budapest nel 1941 al Teatro Madach, ma già nel 1925 aveva tradotto La Sagra del Signore della Nave. La testimonianza più autorevole e ufficiale di questa sua attività è data dal Lessico Letterario ungherese.
Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale Widmar lascia la moglie e la figlia, Lucia, che poi diventerà a sua volta un'intellettuale di prestigio che farà conoscere in patria le favole di Gianni Rodari, Le città invisibili di Italo Calvino, ricoprendo anche il ruolo di traduttrice ufficiale della televisione ungherese.
Widmar abbandona la famiglia perché si innamora dell'attrice Lanczy Margit, che aveva interpretato il personaggio di Eva nella rappresentazione della Tragedia dell'uomo. Verso la metà degli anni Trenta diviene corrispondente da Budapest della rivista "Sipario", su cui pubblicò regolarmente articoli sul teatro ungherese. Il 29 aprile del 1936 appare su "Il Popolo d'Italia" una sua intervista al direttore dell'Accademia d'Ungheria in Roma, Tibor Gerevich.
Nel 1937 gli viene conferito l'alto riconoscimento politico "Magyar érdemrend tiszti keresztje" per la traduzione dell'opera di Imre Madach.
Quando nel 1943 l'Italia di Mussolini cade, Antonio Widmar, assieme ad altri suoi colleghi, costituisce la "Contro Ambasciata del Governo di Badoglio", rifiutandosi di collaborare alla nuova compagine statale nazifascista. Nel settembre di quello stesso anno Widmar organizza in una villetta del Városmayer una scuola italiana per i figli degli antifascisti italiani. Dopo il 19 marzo 1944, data dell'occupazione tedesca dell'Ungheria, Widmar viene arrestato dai nazisti, ma mentre alcuni suoi collaboratori finiscono a Mathausen, lui viene liberato operando poi in clandestinità come direttore dell'Ufficio per la Difesa degli Interessi Italiani presso la Legazione di Svezia. In questa veste provvede alla tutela dei connazionali italiani. Widmar fortunosamente riesce a portare in salvo della carta intestata e dei timbri ufficiali della vecchia Ambasciata italiana, grazie ai quali rilascia documenti falsi per l'espatrio a molte persone perseguitate. Durante e dopo l'assedio di Budapest ad opera delle truppe sovietiche raduna molti cittadini italiani nella sua abitazione, munendoli di carte d'identità stampate in russo e con l'aiuto della Croce Rossa Svedese provvede alla loro alimentazione. Le autorità militari russe lo qualificano come rappresentante del Governo Bonomi, ma alla fine di marzo 1945 viene arrestato dalla polizia segreta ungherese, rimanendo rinchiuso per otto giorni nella prigione di Andrássy ut. 60. Grazie all'intervento della diplomazia italiana ottiene la scarcerazione al prezzo di lasciare immediatamente l'Ungheria con l'ultimo treno predisposto dalle autorità russe per gli italiani e si mette a capo della colonna di concittadini che da Budapest arrivano ad Istanbul. Dopo infinite peregrinazioni, che portano il gruppo di italiani fino ad Alessandria d'Egitto, Widmar arriva a Roma alla fine dell'estate del 1945. In Italia pubblica articoli su alcuni giornali (anche sull'Osservatore romano) e un libro per l'epoca di grande interesse sulla storia e sulla situazione politica ungherese dal titolo Ungheria 1938-1946, uscito nel 1946 per le Edizioni del Lavoro. Due anni più tardi, dopo una breve sosta negli Stati Uniti raggiunge il Giappone e svolge nella capitale per diciassette anni le funzioni di consigliere addetto stampa culturale. Il trasferimento in Giappone risulta probabilmente inaspettato, in quanto Widmar sta pensando di fondare un'agenzia di stampa per fornire ai giornali notizie riguardanti l'Europa centrale e orientale. Tuttavia in Oriente sembra ambientarsi benissimo. Continua a scrivere moltissimo, anche per il "Corriere della Sera" e Radio Rai, che manda in onda le sue Lettere aeree, brevi e pungenti relazioni di carattere sociologico che affrontano con singolare acume aspetti della storia e della cultura nipponica; conduce un'inchiesta sulla donna giapponese, invia in Italia un episodio per la televisione dal titolo Elegia nipponica e scrive Frammenti di diario (dal 1947 al 1964) intitolati L'Anti Cipango. Lontano da Budapest Widmar riesce a mantenere i contatti con il mondo culturale ungherese, in particolare con Lászlo Kéry, Presidente del Pen Club, nonché direttore della rivista letteraria "Nagy Villág". Dopo la morte del Widmar sulla rivista appare un articolo a firma di Istvan Folgár Telegedi (traduttore di Italo Calvino) dal titolo Ricordo di un Poeta-Ambasciatore.
Nel 1964 torna in Europa e dopo una permanenza di un anno a Ginevra si trasferisce in Liguria a Sant'Andrea di Rovereto, dove si fa costruire un rifugio isolato sulla roccia a picco sul mare, una casa rustica in stile giapponese; sul tavolo del suo studio pone il busto di Dante e una testa di Budda fanciullo. Sposa Emilia Campodonico, sua coetanea e nel 1966 conosce Bruno Raccanelli, un fiumano che aveva sposato sua sorella Lidia. Grazie proprio a Raccanelli, alla sue conoscenze personali con alcuni illustri concittadini fiumani quali Paolo Santarcangeli e Andrea Petrich, e grazie al suo rapporto epistolare con la figlia del Widmar, Lucia Karsai, si è potuto raccogliere materiale documentale sulla vita di Antonio Widmar e conservarlo presso la sede dell'Archivio Museo storico di Fiume.
Antonio Widmar muore a Chiavari il 27 dicembre 1980.
- Fonti
- Loria E., Antonio Widmar. Intellettuale fiumano (1899-1980), in Fiume. Rivista di studi adriatici, n. 12, Roma 2005.
- Bibliografia
- Fried I., Cultura italiana e ungherese: un intermediario enigmatico. Antonio Widmar - Vidmar Antal, in Quaderni Giuliani di Storia, a. XXII, n.1, 2001.
Fried I., Fiume città della memoria (1868-1945), Udine 2005, Del Bianco .
Loria E., Antonio Widmar. Intellettuale fiumano (1899-1980), in Fiume. Rivista di studi adriatici, n. 12, Roma 2005.
Hansen P., , Antonio Widmar, un intellettuale tra Mitteleuropa e Giappone, in Fiume. Rivista di Studi Fiumani, n. 12, Roma 1986.
Santarcangeli P., Tendenze e caratteristiche della letteratura fiumana dal primo dopoguerra ad oggi, in Studi Fiumani Atti del Convegno, Roma 1984.