{"@context":"http://iiif.io/api/presentation/2/context.json","@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/281240","@type":"sc:Manifest","label":"Memorie sul fascismo, sul nazismo, sulla guerra, sulle persecuzioni","rendering":{"@id":"https://www.lazio900.it/oggetti/281240-memorie-sul-fascismo-sul-nazismo-sulla-guerra-sulle-persecuzioni","format":"text/html","label":"Full record view"},"metadata":[{"label":"Tipologia","value":"Diario"},{"label":"Allegati","value":"[segue dal campo Contenuto]<br />\r\n30 giugno<br />\r\n&Egrave; morto Balbo! Eroicamente in combattimento, dice il comunicato ufficiale, ma piuttosto misteriosamente: questa almeno &egrave; l&rsquo;opinione comune. Naturalmente si fanno le pi&ugrave; strane congetture. Tutti in genere provano grande rimpianto per lui : era amato e soprattutto rispettato, cosa rarissima per gli esponenti del Partito: era un uomo che non ha fatto soltanto chiacchiere, ma azioni, non ha pensato soltanto a soddisfare la propria avidit&agrave; e ambizione ma ha lasciato il segno della sua personalit&agrave;. Io provo per lui soprattutto una grande ammirazione e quasi invidia. Si &egrave; dissolto nell&rsquo;aria e nel fuoco all&rsquo;inizio di questa nostra guerra ignominiosa, prima di vedere l&rsquo;impantanarsi disgustoso di una pace ripugnante, prima di assistere al crollo totale del mondo a cui credeva anche lui.<br />\r\nTutti sanno che ha osteggiato con tutte le sue forze questa guerra, cos&igrave; come aveva generosamente combattuto la persecuzione contro gli ebrei. E adesso &egrave; morto, colpito dai proiettili di quello stesso popolo che non aveva voluto nemico. Sar&agrave; stato sabotaggio? O bombardamento inglese? O un fortuito incidente di volo? O piuttosto un rapido mezzo per sbarazzarsi di un troppo irrequieto spirito indipendente? I telegrammi germanici suonano molto sgradevolmente con quella premura di volerlo fissare come un docile seguace delle direttive mussoliniane. E le condoglianze di costui sono molto fredde e convenzionalmente ufficiali. Ma quale sar&agrave; poi la verit&agrave;? Mistero. A me piace credere che ora pi&ugrave; che mai egli abbia voluto lasciarsi trasportare dalla impetuosa audacia del suo temperamento. Tutti sentiamo di tuffarci a capofitto nel pericolo, quasi per non accorgerci della realt&agrave;: tutti almeno noi che abbiamo disperatamente sofferto nella vigilia e inutilmente lottato. Per lui ormai tutto &egrave; superato: egli guarda le cose dall&rsquo;alto. E facile, quasi riposante, &egrave; stato pregare per lui questa mattina in chiesa. Ricordo le parole di Loretta. &ldquo;Dopo la morte in combattimento, le anime dei soldati si devono unire al di sopra dei campi di battaglia e<br />\r\ndevono incontrarsi con affetto&rdquo;. Ieri ho rivisto Grazia e Nina: fa tanto bene riunirci fra noi. Qui a Roma incontrarci &egrave; difficile e raro: deve avvenire deliberatamente. Ci si sente soli in citt&agrave;, sperduti in balia della massa, la quale diventa di giorno in giorno pi&ugrave; amorfa e insensibile. Del resto il mio nuovo lavoro mi tuffa in uno strano ambiente, che &egrave; come una doccia fredda di imperturbabile incoscienza sopra i miei nervi arroventati dalla passione. Tutti in questo comodo edificio confortevole e ricco stanno tranquilli e sicuri: si sentono protetti dal loro stesso benessere.<br />\r\nChi direbbe che &egrave; quello il Gran Quartiere Generale delle Forze Armate? Strana ironia! Ho trovato in Grazia il suo spirito pi&ugrave; vigoroso e deciso che mai. Strano contrasto con il suo fisico cos&igrave; fragile! Avevo quasi dimenticato la sua austerit&agrave; inflessibile e forte: o forse era veramente un suo nuovo atteggiamento? Sente quasi l&rsquo;orgoglio di sentirsi sempre pi&ugrave; isolata nel difendere in s&eacute; la libert&agrave; della sua indipendenza ed ha avuto aspre parole contro coloro che si sentono desiderosi e quasi solleciti di farsi schiavi al pi&ugrave; presto possibile e senza lasciare aperta la minima feritoia di liberazione. &ldquo;Essi devono provare una volutt&agrave; di piaceri a noi sconosciuti, come quelle donne che offrono s&eacute; stesse per il godimento altrui&rdquo;. Infatti adesso la premura di adattarsi alla servit&ugrave; &egrave; diventata in tutti cos&igrave; precipitosa da far perdere, credo, ai padroni il gusto di tiranneggiare. E Grazia allora ha espresso una di quelle sue terribili affermazioni che mi fanno riconoscere in lei la fierezza indipendente e solitaria della isolana. In questi momenti ho sempre la sensazione un po&rsquo; impressionante che Grazia si distacchi improvvisamente da me e si chiuda dietro una parete rocciosa e inaccessibile, al di l&agrave; della quale &egrave; inutile tentare di penetrare. Ha affermato che non bisogna cercare comunicazione n&eacute; rapporti con questa umanit&agrave; degenere: ogni tentativo di avvicinarsi a lei sarebbe un compromesso. Bisogna chiuderci in noi stessi, poich&eacute; soltanto in noi si pu&ograve; cercare il regno di Dio e solo in noi lo possiamo ottenere: e se gli altri vogliono essere schiavi, che si pascano pure della loro bassezza: a noi non rimane che disprezzarli. Ed &egrave; vero questo forse; non solo, ma &egrave; anche vero purtroppo che le nostre schiere si vanno sempre pi&ugrave; assottigliando e si rimane sempre pi&ugrave; soli. Ma a me non piace questo terribile isolamento, non lo desidero, neanche se &egrave; l&rsquo;unico mezzo di salvezza. A che serve a me la mia salvezza, se dovr&agrave; lasciarmi isolata? &Egrave; proprio questo precipitoso adagiarsi di tutta l&rsquo;umanit&agrave; in una supina accettazione di quello che tutti chiamano l&rsquo;inevitabile, che mi d&agrave; il senso della disperazione. Contro tutto ci&ograve; ho tentato accanitamente di oppormi con tutte le mie povere forze, piccolo scoglio aguzzo e ribelle che tentava vanamente di frenare l&rsquo;impeto travolgente di questo torrente in piena. Ma sono stata veramente travolta? Non so; sono cos&igrave; stordita che non capisco pi&ugrave; bene. E del resto che importa anche se io ancora sporgo dalle acque, quando tutto il resto &egrave; allagato? Ma forse la pioggia cesser&agrave; e allora le acque del torrente si disseccheranno. Speriamo. Del resto le dighe non sono state tutte frantumate. Ne rimane in piedi un&rsquo;ultima ancora, che &egrave; ben pi&ugrave; salda ed elevata del mio misero scoglietto. L&rsquo;Inghilterra non ha ceduto: ella soltanto non ha tradito la nostra intima aspettazione. Confesso di aver temuto per qualche tempo che ella si ritirasse, ma non l&rsquo;ho mai desiderato. Il suo eroismo sar&agrave; in tutti i modi la nostra salvezza: sia che ella cada sotto la nostra pressione italiana, e allora sar&agrave; lei ad averci dato l&rsquo;occasione di riabilitarci dalla nostra recente onta militare (neanche una vittoria hanno strappato i fascisti alla povera Francia agonizzante), sia che ella miracolosamente riesca vincitrice e allora ci liberer&agrave; da questa nostra mostruosa dominazione. Ma in tutti i casi &egrave; adesso l&rsquo;Italia che deve compiere il pi&ugrave; grande sforzo e deve dire la parola definitiva. E sar&agrave; l&rsquo;Inghilterra ad offrirci l&rsquo;occasione di farci onore direttamente o indirettamente.<br />\r\nDiscussioni fra amici di Roma. Discussioni con persone &ldquo;equilibrate e moderne&rdquo;? &Egrave; venuto Tamb. a trovarci l&rsquo;altra sera. Giovane medico intelligentissimo e molto quotato, &egrave; abilissimo nel farsi strada e nel considerare le cose della vita mettendole bene a fuoco. Io so per&ograve; che &egrave; anche molto religioso ed ha una sua intima vita spirituale: ma questo non appare alla presenza delle persone assennate della mia famiglia (P. e N.). Non abbiamo potuto parlare da soli ed io a un certo punto ho preferito andarmene a sistemare i miei libri, per non sentirlo parlare con tanta crudezza e superficiale &ldquo;buon senso&rdquo;. Dove &egrave; andato ormai il suo individualismo giovanile?<br />\r\nMa forse finge adesso, soprattutto contro se stesso.<br />\r\nSembrava molto ammirato delle prodezze germaniche e soprattutto dei loro diabolici stratagemmi per confondere gli alleati e trascinarli nei tranelli pi&ugrave; grossolani. Non so se sia vero quello che diceva, ma &egrave; certo sintomatico che i nostri intellettuali amino credere che lo sia. Gli alleati avrebbero accettato la guerra credendo in un &ldquo;bluff&rdquo; germanico e costoro avrebbero alimentato le dicerie. I loro carri armati? Robaccia di latta scassata: bastavano piccoli trucchi per darne dimostrazione, indirettamente, si capisce. L&rsquo;ambasciatore di Polonia incontra, &ldquo;per caso&rdquo;, lungo la sua strada un carro armato tedesco: questo si lascia investire: la bella macchina vigorosa polacca lo manda in pezzi con grande facilit&agrave;. Scendono gli ufficiali tedeschi:<br />\r\npromettono tutte le soddisfazioni, purch&eacute; si conservi il segreto militare. Londra &egrave; informata immediatamente dell&rsquo;incidente.<br />\r\nLa Svizzera chiede armi alla Germania e soprattutto carri armati. Giunge la Commissione militare tedesca; le macchine sono consegnate; si deve fare il collaudo: le autorit&agrave; germaniche si rifiutano di far uscire gli uomini dall&rsquo;interno delle macchine: &ldquo;Il Reich &egrave; sicuro dei suoi prodotti: ordine di Hitler, nessun carrista lascer&agrave; il suo posto&rdquo;. Gli [umanitari] svizzeri non lo permettono: a casa loro si rispetta ancora l&rsquo;individualit&agrave; umana e si &egrave; liberi di farla rispettare: fanno uscire gli uomini dai carri. Sparano: i carri vanno in frantumi. Le autorit&agrave; germaniche si effondono in lodi per i proiettili svizzeri e vogliono comprarli. Il loro piano &egrave; riuscito: satanicamente trionfanti, tornano dal gelido capo che, impassibile, approva il loro comportamento, senza lodarli per&ograve; &hellip; hanno compiuto il loro dovere.<br />\r\nCoro di entusiasmo e di esclamazioni ammirative dei miei famigliari, brave oneste persone che non commetterebbero la minima scorrettezza morale, anzi piuttosto facili a scandalizzarsi, soprattutto per le infrazioni di forma.<br />\r\nNella stanza accanto il mio sangue ribolle di rivolta. Ma &egrave; inutile tentare di protestare. Soltanto mia madre, indignata, si allontana e viene a trovarmi. Soffre anche fisicamente di queste cose, poverina: si &egrave; dimagrita molto e non dorme la notte. Ma anche lei, a tratti, ha fremiti di ammirazione per la disciplina di quei maledetti.<br />\r\nNessuno per&ograve;, nessuno di coloro che discorrono al di l&agrave; di quella vetrata, che mi divide da loro, ha parole di soddisfazione, di orgoglio per il nostro comportamento, per le nostre prodezze. Questa mancanza di prestigio, di dignit&agrave; dei nostri governanti eccita in loro un breve sarcasmo, misto di disprezzo e di rassegnazione. Del resto, si sa, gli italiani non sanno essere disciplinati e compatti e perci&ograve;, in fondo, un poco di reggimento germanico non farebbe poi tanto male! Questo &egrave; ci&ograve; che esprimono pi&ugrave; o meno le loro mezze parole e soprattutto i loro sottintesi. E perch&eacute; io sento fremere dentro di me la rivolta disperata contro questo asservimento, intonano la nota canzoncina: &ldquo;Ada &egrave; sempre esaltata, non ha il senso della realt&agrave;!&rdquo;. Maledetta sia questa stupida voce del cosidetto buon senso! Eppure mi &egrave; sembrato che in fondo agli occhi non fosse affatto lieto quel giovane vigoroso e intelligente, che non desidera affatto di offrire la sua vitalit&agrave; alla patria in questo momento di guerra. E in fondo alle sue parole &ldquo;sensate&rdquo; io sentivo tanta amarezza!<br />\r\nLa visita ai M.<br />\r\nI M. sono sempre stati con noi: Mario anzi non ha mai voluto iscriversi al Partito, rinunciando cos&igrave; a molti vantaggi economici e professionali. Li ho trovati molto abbattuti e anche molto indignati contro di &ldquo;loro&rdquo;: i franco-inglesi li ritenevano responsabili della propria atroce delusione. Erano severissimi ed aspri e Mario ha osservato: &ldquo;&Egrave; come in una partita di bocce. Se i due giocatori osservano lealmente le regole dell&rsquo;arte e combattono con signorile rispetto reciproco, la gara &egrave; bella e la vittoria tocca al pi&ugrave; bravo; ma se uno di essi si mette a tirar colpi nel basso ventre, bisogna che anche l&rsquo;altro scenda al suo livello, altrimenti sar&agrave; inevitabilmente sconfitto. Con i facchini di porto non &egrave; permesso comportarsi da gran signori&rdquo;. Mi sono battuta disperatamente, cercando di difenderli con tutte le forze della mia incrollabile ammirazione: &ldquo;Non si deve adottare il sistema indegno del nemico, quando si combatte proprio per distruggere questo sistema, altrimenti anche la vittoria si risolverebbe in una sconfitta&rdquo;. Ma dentro di me pensavo che, se anche gli inglesi, avessero temporaneamente rinunciato alla loro impeccabile signorilit&agrave;, io avrei loro facilmente perdonato, purch&eacute; ci liberassero da quei maledetti. E Mario mi ha detto sottovoce: &ldquo;Non riesco a perdonarli, perch&eacute; era questa l&rsquo;ultima occasione che ci si offriva per liberarci da questi nostri odiosi parassiti, &egrave; perduta per noi ogni speranza&rdquo;. E allora ho sentito l&rsquo;ingiustizia di questa illusione, che era poi la medesima per questa Europa moderna, marcia e corrotta, la quale pretendeva che la propria salvezza le si imponesse dal di fuori, senza che essa vi collaborasse in nessun modo. Ma Dio l&rsquo;ha punita molto crudelmente. Non si salva chi non vuole salvarsi e chi non agisce per liberarsi dal male; non si pu&ograve; raggiungere la propria liberazione per mezzo di una esterna vittoria, a cui non si &egrave; nemmeno tentato di collaborare. Anche perch&eacute; avvengano i miracoli &egrave; necessaria la fede completa e la dedizione assoluta della propria attivit&agrave;. E perci&ograve; tutto lascia supporre che, al punto in cui siamo, non sia pi&ugrave; possibile che avvengano i miracoli.<br />\r\nHo rivisto le mie amiche F. e R. Ci siamo scrutate ansiose per ricercare nei nostri volti il segno degli avvenimenti. F. con il suo bel viso sfavillante di bellezza baldanzosa e audace non mi ha rivelato nessuno sbigottimento. Il suo fidanzato, talmente convinto delle nostre idee che non ha voluto mai prendere la tessera, &egrave; stato fra i primi a partire per il fronte. Era sereno e niente affatto spaventato, forse meno sconvolto e addolorato di noi. A lui almeno &egrave; concessa l&rsquo;azione. Il loro amore travagliato da tante piccole avversit&agrave; e diffidenze &egrave; adesso divenuto pi&ugrave; sicuro e tranquillo e F. ha uno strano modo di giudicare tutte queste cose:<br />\r\ncrede che gli intrighi, gli egoismi, le meschinit&agrave; saranno travolti da questa orda di violenza e che poi le persone oneste e coraggiose potranno affermare pi&ugrave; facilmente la propria personalit&agrave;. Crede ancora alla vecchia utopia che il mondo possa essere lavato e purificato nel sangue. Come se la I guerra mondiale non avesse dimostrato che in tali occasione iene e sciacalli si nutrono del sangue generoso degli eroi, ma dopo che si &egrave; imputridito al loro contatto immondo. E l&rsquo;umanit&agrave; esce fuori pi&ugrave; corrotta e fiacca di prima. Anche F. ha accanitamente lottato alla vigilia e, siccome &egrave; generosa e retta, con la sua solita imprudenza ha corso gravi rischi. Sembra che ora sia tutto accomodato. Anche R. si &egrave; trovata coinvolta in molto baccano durante le famigerate dimostrazioni e mi ha raccontato con la sua [solita] indifferenza piuttosto canzonatoria le sue avventure: ha difeso con molto coraggio un suo collega dai ragazzacci brutali invasati di bestialit&agrave;, ma anche per lei tutto si &egrave; poi risolto abbastanza semplicemente. &Egrave; strano per&ograve; come tutti noi abbiamo corso nello stesso momento gli stessi rischi, senza tenerci neanche in corrispondenza, senza scambiarci una sola parola che ci tenesse legate.<br />\r\nAnche il fratello di R. &egrave; partito per il fronte: i nostri giovani vanno alla guerra numerosi, esclusi i grandi fascisti naturalmente, che parlano di eroismo senza conoscerne mai il sapore. R. ormai si &egrave; calmata: &ldquo;Ho avuto l&rsquo;impressione che tutto crollasse &ndash; ha detto &ndash; e che ogni principio di moralit&agrave; se ne andasse in fumo. Ma ormai ho deciso di non pensarci pi&ugrave;. Naturalmente ora desidero che si vinca la guerra al pi&ugrave; presto possibile&rdquo;. Diceva queste parole cos&igrave; comuni con tanta indifferente naturalezza che sembravano ironiche. Poi abbiamo attaccato a liticare per i miei inglesi, che non ha mai potuto soffrire. Ma la sua, almeno apparente, tranquillit&agrave; smorza gli slanci: &egrave; come una doccia fredda. Eppure ci siamo lasciate con desiderio di ritrovarci: sempre cos&igrave; con R., ma poi passano anni e ci perdiamo di vista, per rincontrarci in seguito trovandoci allo stesso punto.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n4 luglio<br />\r\nStanotte sono venuti gli aeroplani inglesi, o almeno abbiamo avuto l&rsquo;allarme. Decisamente, non riesco ad avere paura, e non soltanto io sono rimasta impassibile o divertita, ma quasi tutti, mi sembra.<br />\r\nPer&ograve; ho anche ricordato le parole di Grazia: &ldquo;sarebbe degno di noi finire per causa di una bomba inglese!&rdquo; Sarebbe veramente degno di quei don Chisciotte che siamo! Eppure anche questa possibilit&agrave; non mi spaventa. Sar&agrave; perch&eacute; ormai ci siamo familiarizzati con la morte, o perch&eacute;&nbsp; non si teme mai nulla da coloro che si amano.<br />\r\nStamattina, uscendo di casa, ho ritrovato il solito incontro confortante. Sui muri vicino a casa nostra una mano sconosciuta, ma niente affatto popolana, dipinge con una bella vernice turchina e in perfetto stampatello scrive le stesse parole: &ldquo;W il duce&rdquo;, &ldquo;W Hitler&rdquo;, &ldquo;W l&rsquo;asse&rdquo; e metodicamente, il giorno dopo, una mano frettolosa e violenta raschia via la vernice e l&rsquo;intonaco per cancellare il viva di Hitler e distruggere l&rsquo;ultima zampetta della R., che diviene cos&igrave; una P. Forse HITLEP &egrave; un insulto nella mente di questo sconosciuto mio amico, ma certo che fa un gran piacere vederlo ripetutamente e inesorabilmente mutilato quel nome odioso, malgrado la sorveglianza degli innumerevoli poliziotti. Conforta. E allora io vado all&rsquo;ufficio col cuore pi&ugrave; leggero e mi accorgo del tepore ventilato di questa strana estate, rinfrescata di continuo da acquazzoni sbarazzini. Dicono che il sole abbia avuto paura delle nostre bombe. E invece se ne sta l&igrave;, tiepido e luminoso, e se la ride della nostra presunzione. &Egrave; stranamente commovente la cortesia della natura, quando gli uomini sono cattivi.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n5 luglio<br />\r\nOggi abbiamo avanzato nel Sudan e abbiamo raggiunto Cassala. Il primo moto alla lettura del bollettino &egrave; stato di gioia; ma poi mi &egrave; apparsa quasi istantaneamente l&rsquo;idea che gli inglesi avevano retroceduto e allora ho sofferto per loro; ma questo mio improvviso rammarico non distruggeva affatto la soddisfazione del primo momento. Strane sensazioni! &Egrave; come se io avessi due patrie: l&rsquo;una istintiva, innata, involontaria, l&rsquo;altra del sentimento, della fantasia, della cultura. E questo &egrave; ancora pi&ugrave; strano: l&rsquo;una non esclude l&rsquo;altra: hanno un bel renderle artificiosamente nemiche, nel mio spirito continuano a integrarsi a vicenda. Se dovessi ascoltare esattamente il mio sentimento vorrei che l&rsquo;Inghilterra fosse sconfitta soltanto dall&rsquo;Italia, ma che rimanesse miracolosamente vincitrice nella sua strenua lotta contro la Germania. Ma purtroppo sembra che dovr&agrave; succedere tutto il contrario, e questo mi terrorizza. &Egrave; possibile che in questa orribile guerra tutto proceda contrariamente alle aspirazioni pi&ugrave; pure del nostro spirito? Sembra un incubo spaventoso. Siamo veramente in preda ad un arcano potere irresponsabile. &Egrave; l&rsquo;odio pi&ugrave; cieco che domina! Intanto tremo al pensiero dell&rsquo;orribile spedizione che stanno preparando contro l&rsquo;Inghilterra. Continuano a rimandare il giorno dell&rsquo;attacco: devono essere in fabbricazione ordigni diabolici e terrificanti e il piano deve essere satanicamente perfetto. Eppure ho una vaga incosciente speranza. Loro sono cos&igrave; decisi a non lasciarsi sbigottire, sono cos&igrave; candidamente impassibili! Mi torna in mente la leggenda del &ldquo;puro folle&rdquo;: non vince sopra di lui la forza del male e non lo sbigottisce, perch&eacute; non fa presa sulla sua purezza ostinata. &Egrave; come un diamante: non pu&ograve; essere scalfito, n&eacute; tanto meno incrinato. In quella sua misteriosa solitudine della pazzia si &egrave; separato dalla fragilit&agrave; umana e si &egrave; abituato a credere alla gioia, perch&eacute; non ha mai voluto abbandonarsi al dolore.<br />\r\nTerribile &egrave; stato lo scontro di ieri fra navi inglesi e francesi, ma per me rimane molto misterioso. Non vi capisco molte cose e soprattutto non capisco per quale ragione la nostra flotta italiana non abbia voluto intervenire: non ha voluto o non ha potuto? Chi mai potr&agrave; saperlo?<br />\r\nIntanto pi&ugrave; i nostri giornali insistono a dar risalto all&rsquo;attuale rivalit&agrave; franco-inglese e al rancore pieno di odio che i francesi avrebbero verso i loro antichi alleati, meno io ci credo. Non posso immaginare i francesi cos&igrave; ingiusti o vili. &Egrave; vero che devono sentire il rossore della vergogna per l&rsquo;eroismo solitario dei loro ex-alleati, ma non &egrave; possibile che la Francia, gi&agrave; cos&igrave; nobile, al primo contatto con la Germania si sia cos&igrave; contaminata. Eppure hanno rotto i rapporti diplomatici con l&rsquo;Inghilterra, dopo un&rsquo;assemblea presieduta da Lebrun. Mi sembra assurdo che si sia ormai ovunque perduto il senso di orientamento morale. E si continuano a pubblicare i documenti ritrovati dalla Germania e a interpretarli stoltamente cos&igrave; come serve alla sua propaganda, dovunque; almeno &egrave; questa l&rsquo;atroce sensazione che d&agrave; la nostra odiosissima stampa, incatenata da mille bavagli, la quale vorrebbe dimostrare a questo nostro popolo, istintivamente desideroso di giustizia, che il diritto sta l&agrave; dalla parte del vincitore, il quale una volta almeno aveva il coraggio di dire: &ldquo;Force passe droit&rdquo;. Ed era pi&ugrave; onesto.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n6 luglio<br />\r\nIeri ho visto un film tedesco, il dottor Koch, di cui tutte la brave persone che mi circondano si credevano in obbligo di dire che era bellissimo.<br />\r\n&Egrave; pesante, opprimente, cupo e inutilmente spaventoso, privo di umanit&agrave; e di senso artistico: alcuni attori lavorano bene, alcuni particolarmente rivelano profondit&agrave; e precisione, ma manca in pieno la sintesi armonica di un regista che sappia suscitare un brivido di umanit&agrave; nei fantasmi dello schermo. E dire che mi era rimasto cos&igrave; simpatico il rustico Koch in quel libro americano &ldquo;I cacciatori di microbi&rdquo;: era tanto paziente e appassionato, cos&igrave; semplice e generoso! Ma nel regista nazista lo scienziato deve essere fanatico e cocciuto, sordo ad ogni altra voce che non sia la maniaca curiosit&agrave; della scoperta, crudele e spietato conto i rivali gi&agrave; vinti, di cui non capisce affatto la sofferenza dolorosa della sconfitta professionale, che &egrave; per loro il crollo di tutta una convinzione scientifica e umana. E allora, quasi senza volerlo, si finisce col simpatizzare con il rivale di Koch.<br />\r\nTerribili sono questi insopportabili tedeschi nazisti con questa loro ossessione di stimolare fino al parossismo i caratteri tipici della loro razza. Cos&igrave; i loro difetti divengono spaventosi e le loro virt&ugrave; opprimenti e disumane. Il pubblico non era affatto soddisfatto dello spettacolo: guardava esterrefatto: si sentivano sospiri di oppressione, borbottii di disgusto: alle nostre spalle due giovani scherzavano con molto spirito, cercando umoristicamente di rendere grottesco quello che era macabro, ironico quel che era opprimente, parodistico quel che era serio e solenne. Ma quando i bravi borghesi uscivano dal cinema, proclamavano coscienziosamente di aver assistito ad uno splendido spettacolo e si allontanavano compresi di soddisfazione e di rispetto verso se stessi, che avevano saputo apprezzare cos&igrave; austero divertimento.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n8 luglio<br />\r\nIeri sono stata a visitare villa Medici, la grande conquista di guerra. &Egrave; tutto ci&ograve; che il glorioso governo fascista &egrave; stato capace di strappare alla Francia agonizzante. Ma non ho messo la mia firma all&rsquo;ingresso: mi sarebbe sembrato di partecipare ad un misfatto.<br />\r\nAnche mamma e Annie hanno sdegnato di scrivere il proprio nome: soltanto la zelante N. si &egrave; affrettata a compiere il lugubre rito. Mi sono venuti in mente quei grandi registri che si mettono all&rsquo;ingresso di casa per raccogliere le firme di che voglia onorare un morto illustre. Ma qui nessuno intendeva di onorare il defunto. Sopra il battente di una porta era rimasto il biglietto da visita di uno degli abitanti l&rsquo;accademia: un poeta, un musicista, un pittore? Non so, n&eacute; ricordo il suo nome. Il solito anonimo vigliacco aveva scritto frasi sconce sotto quel nome e il pubblico passando si affollava per leggere, poi si allontanava sghignazzando. Era forse lo spettacolo preferito da quella marmaglia. Un milite che avrebbe dovuto mantenere l&rsquo;ordine, si &egrave; soffermato un po&rsquo;, quindi si &egrave; allontanato con viso soddisfatto. Una marea<br />\r\n[PAGINA CON SIMBOLI]<br />\r\ndi plebaglia miserabile e pretenziosa invadeva il giardino raffinato e selvaggio. Avevano tutti il vestito a festa i borghesucci in vacanza e il placido viso raggiante di brave persone, coscienti dei propri doveri, che compissero un rituale pellegrinaggio. Alcuni affermavano di sentirsi conquistatori: &ldquo;Abbiamo rivendicato alla patria questa propriet&agrave; gi&agrave; usurpata da Napoleone, il nostro nemico rapace!&rdquo; Ma leggevano tutti l&rsquo;epigrafe del 1903 nella quale era ricordato come i nostri sovrani avessero solennemente convalidato in una fastosa cerimonia all&rsquo;Accademia di Francia il possesso della Villa, un secolo prima occupata da Napoleone.<br />\r\nGli scrupolosi visitatori leggevano attentamente l&rsquo;epigrafe quasi sillabando e, siccome era in francese, se la facevano tradurre dal compagno pi&ugrave; colto; poi se ne andavano soddisfatti: non avevano capito nulla. [8 righe cancellate da A.] E intanto per gli altri viali di bosso e di alloro sormontati dai nobili pini chiomati di verde vagava doloroso e stupefatto lo spirito della vecchia Francia musicale e pensosa, aggraziata ed eroica, mistica e rivoluzionaria, lo spirito della Francia ottocentesca che &egrave; della stessa sostanza di quella nostra italianit&agrave; appassionata e romantica del Risorgimento. Ma come avresti potuto pi&ugrave; riconoscere, Stendhal, la Roma che tanto ti aveva commosso? Sarebbe stato come se i nostri martiri antichi e i vecchi pensatori dai nasi aquilini che fiancheggiano i viali del Pincio volessero riconoscere l&rsquo;anima nobile della loro stirpe in questa marmaglia inconscia e schiava, grossolana e superficiale, pretenziosa, ma priva di vitalit&agrave; e di bellezza, che ingombra i viali del Pincio in questa festa domenicale. Ma il sole tramonta languidamente dietro le cortine di nubi trasparenti, in una tristezza solenne e raccolta, con una discrezione evanescente, come se volesse accompagnare con mesta riservatezza questo funerale pietroso di una grandezza passata, che sembra esaurirsi per mancanza di alimento vitale. E ci si sente sbandati in questo lento tramonto nostalgico, come fantasmi erranti in un mondo grossolano, che, dopo essere stato crudele, non &egrave; neanche capace di essere felice e glorioso.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n10 luglio<br />\r\nIeri siamo stati dai B. Mi &egrave; sembrato di essere finalmente a casa mia, la loro bont&agrave; &egrave; aumentata con la sofferenza e la loro cultura &egrave; resa pi&ugrave; vibrante ed umana dalla persecuzione. Non sono stati tagliati fuori dalla nostra italianit&agrave;, anzi &egrave; come se soltanto adesso il patriottismo dell&rsquo;Avv. si mostrasse senza luoghi comuni o frasi retoriche, ma vivo della nostra stessa passione. E quel che &egrave; pi&ugrave; notevole non sono scoraggiati, da loro ho attinto nuova forza. Annie diceva ieri mattina: &ldquo;io prima avevo una certa diffidenza verso gli ebrei, me li sentivo piuttosto lontani e li credevo differenti da noi.<br />\r\nMa adesso invece sento di volere loro molto bene e mi sono accorta che siamo proprio uguali&rdquo;. Ed &egrave; proprio vero: per quanto gi&agrave; da prima si potesse essere superiori ad ogni pregiudizio nei loro riguardi, era necessaria la persecuzione perch&eacute; ci accorgessimo di essere formati della stessa sostanza. Anzi una cosa &egrave; strana: proprio noi cattolici sentiamo ormai in loro una strana affinit&agrave;, poich&eacute; siamo minacciati dallo stesso pericolo. A volte ho la sensazione precisa che non ci dividano dalle persone di religione diversa altro che pregiudizi antichi e ormai superati, ma che nella nostra adorazione della divinit&agrave; e dello spirito umano siamo gi&agrave; pienamente fusi. Basterebbe un nulla per distruggere le ultime barriere e saremmo finalmente uniti. Ma l&rsquo;ateismo e il paganesimo avanzano con la loro mania di distruzione, tentando di scavare abissi sempre pi&ugrave; incolmabili fra i popoli, per poter poi giungere vittoriosi e dominare su questa nostra disgregazione. Dio mio, se lo spirito potesse ancora vincere!<br />\r\nHo scoperto che anche C. ha ormai le nostre stesse idee e mi sono accorta che ha cambiato espressione nel volto meno disdegnoso e pi&ugrave; dolce e sono riuscita finalmente ad accorgermi della sua intelligenza vigorosa e vivace.<br />\r\nAbbiamo disputato a lungo lui ed io per aver il piacere di rafforzare le nostre stesse idee, fingendo di contrastarcele. Ho acquistato una strana serenit&agrave; dalla loro compagnia. Sono molto nobili e coraggiosi. I ragazzi D. sono in Palestina da circa un anno e si stanno impetuosamente ricostruendo la vita. Le autorit&agrave; inglesi hanno accolto con grande deferenza il prof. M. come un generale medico che ha sempre compiuto il dovere della sua alta missione; il nunzio apostolico ha salutato in lui l&rsquo;alto spirito di sacrificio e l&rsquo;[onoroso/amoroso] senso della sua umanit&agrave;. Ne erano tutti orgogliosi e commossi. Ma la signora B. mi ha confidato: &ldquo;Che faremo noi se perder&agrave; l&rsquo;Inghilterra? Ci abbandoneranno sopra una zattera in balia della corrente.&rdquo; Ho sentito allora pi&ugrave; profonda e giustificata la mia ammirazione verso gli inglesi, che si sono assunti l&rsquo;incarico generoso di difendere i perseguitati anonimi di tutto il mondo&nbsp; e ho sentito come il mio amore verso di loro sia ancora pi&ugrave; intenso e vibrante di quello dei perseguitati, poich&eacute; non aspetto da loro nessun vantaggio individuale, non ho bisogno del loro appoggio per affermare in me la fiducia del bene, ma li sento come collaboratori mistici in questa nostra lotta impari contro le forze mostruose che vorrebbero gettarci nel vortice oscuro di un nuovo medioevo.<br />\r\nEppure con i C., i B., e quelle altre signore ebree che erano da loro ci siamo confidati sottovoce il nostro struggimento per le sorti dell&rsquo;Italia, il nostro istintivo attaccamento a lei, malgrado tutto, al di sopra di tutto. Chi ha detto che gli ebrei non sentono la patria? Con nessuno, come con loro, mi sono sentita all&rsquo;unisono in questa passione dolorosa che tutti proviamo in questo strano periodo storico di trapasso, in cui il nazionalismo europeo minaccia di crollare sotto il turbinoso dilagare dell&rsquo;imperialismo germanico. Riusciremo a salvare la nostra patria dalla voragine? Questo punto interrogativo si fa di giorno in giorno pi&ugrave; spaventoso&hellip;<br />\r\n<br />\r\n11 luglio<br />\r\nIeri giornata di mare a Ostia: mi sento ancora piena di sole concentrato sulla mia pelle, che continua a bruciarmi a poco a poco e mi tiene compagnia in questo mio lavoro scialbo e privo di interesse. &Egrave; triste sentire come, poco per volta, io venga perdendo ogni conforto dalla vita. La speranza nella giustizia, la passione del lavoro prescelto, la comprensione delle persone che mi circondano, la speranza di un avvenire migliore, l&rsquo;illusione di superiorit&agrave; che mi dava il mio assurdo amore amicizia, cos&igrave; tenacemente fedele. A poco a poco cadono gli appoggi che avevo creato al mio spirito, il quale rimane solitario ed esposto alle raffiche sempre pi&ugrave; violente di questa bufera che vorrebbe abbatterlo, ma non riesce a piegarlo. Non so del resto di che qualit&agrave; sia il mio spirito, n&eacute; quale resistenza abbia, so solamente che &egrave; di una terribile sensibilit&agrave;. Vedo le altre persone sorde al dolore infinito che trafigge invece vivacemente ogni minima particella della mia povera personalit&agrave;. &Egrave; stata tranquilla la giornata di ieri abbagliata da tanta luce, con gli aspri paesaggi dall&rsquo;ardore accanito del sole e della sabbia ferrigna al freddo aspro della acque marine. Perch&eacute; mai quel sole cos&igrave; ardente non riusciva a riscaldare quelle acque a lui sottoposte? Anche le persone che erano con me sembravano gaie e infantili: godere cos&igrave; degli elementi &egrave; tanto piacevole e puro, ci fa ritornare all&rsquo;infanzia inconsapevole, quando ogni contatto con la natura stupiva ed affascinava.<br />\r\nRaulli anche era con me ed ho scoperto di nuovo che &egrave; una creatura molto cara con quella sua apparenza scontrosa e un po&rsquo; sgarbata. Il suo spirito cos&igrave; intelligente vorrebbe ridere di tutto e in particolar modo di se stessa. Cercava con testardaggine di evitare il noto argomento: non voleva discutere con me. Ha dichiarato pi&ugrave; volte di aver rinunciato ad avere idee in proposito, ma nello stesso tempo osservava che di conseguenza non riusciva ad avere un giudizio su nessuna cosa umana nemmeno singola e individuale. E intanto agisce, suo malgrado, con uno strano istinto di persona coraggiosa ed onesta, ripugnando al male e affermando con la sua azione, che sembra indifferente, il bene anche nelle minime cose. Ma il suo spirito non vuol pi&ugrave; giudicare. Poi ha concluso che nella mia ribellione io sono molto pi&ugrave; felice di lei, perch&eacute; non mi rassegno ed insisto a credere che quello, a cui abbiamo creduto, &egrave; giusto ancora adesso, malgrado tutto e che non son state le nostre vuote chiacchiere senza costrutto. Ma come si pu&ograve; pensare una simile cosa, quando sentiamo ancora in noi cos&igrave; viva la sofferenza della sconfitta e quando in realt&agrave; la loro vittoria &egrave; scivolata superficialmente sulle nostre anime, senza alterarne la tempra? No, non riusciranno<br />\r\na vincere questa nostra resistenza, sia pure passiva, noi non saremo mai sottomessi e, se anche diventiamo sempre pi&ugrave; una minoranza, questa assottigliandosi si va purificando e diviene pi&ugrave; tagliente e resistente. Malgrado tutto, sar&agrave; questa nostra minoranza che finir&agrave; col rovinarli.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n13 luglio<br />\r\n&Egrave; venuto d. O. [don Otello] da Assisi e ci ha voluto incontrare: la sua curiosa personalit&agrave; di giovane prete paesano, che vuol sembrare moderno e spregiudicato, mi &egrave; sembrato un ricordo sbiadito di tempi passati. Assisi sta sempre allo stesso punto: ancora si parla del pericolo da noi corso e di tutto l&rsquo;intrigo che la malignit&agrave; aveva intessuto attorno alla nostra inesperienza, mentre io avevo quasi dimenticato tutto questo. Si cerca lass&ugrave; di adattarsi faticosamente alle idee fasciste, che sembrano ultramoderne, mentre sarebbe proprio giunto il momento di superarle; e quella vecchia chiesa, dal tanfo un po&rsquo; ammuffito di sacrestia, si barcamena alla vecchia maniera per non irritare gli [apparenti] vincitori di oggi, senza abdicare alle sue credenze antiche; e cos&igrave; malamente cammina, zoppicante e circospetta. Se non riusciranno a liberarci prima, il nuovo medioevo della forza ci ingolfer&agrave; ancora in un vischioso labirinto di pregiudizi ecclesiastici e profani, tra cui pulluleranno le eresie. Ma il comunismo sta in attesa dietro le porte con il suo sogghigno spregiudicato e rivoluzionario: nessun compromesso fa quello che il vecchio diritto umano, n&eacute; con la tradizionale moralit&agrave;. Offende integralmente tutte le nostre illusioni e le nostre profonde credenze e deforma con la sua lente di ingrandimento la nostra subdola malvagit&agrave;, ripetendo volta a volta gli stessi nostri atti mostruosamente ingigantiti; come un ragazzaccio motteggiatore che sbeffeggia le persone dabbene, rifacendo i loro stessi gesti con grottesca caricatura. E intanto si prepara all&rsquo;attacco diretto per il momento in cui ci vedr&agrave; ben dissanguati da questa nostre inutili guerre, per quando scorger&agrave; sui nostri visi disfatti i solchi della stanchezza e l&rsquo;ansia disperata per un respiro di riposo. Allora ci afferrer&agrave; alle spalle per scuoterci alla ripresa o per strapparci le nostre conquiste. Ci trover&agrave; preparati? Saremo capaci allora di affermare finalmente noi stessi? E lo lasceremo indisturbato dilagare sopra le nostre anime stanche? Ma chiss&agrave; che non sia proprio quello il corrosivo capace di disgregare la violenza germanica e il reattivo adatto a purificare la torbida opacit&agrave; dei vecchi ambienti ecclesiastici.<br />\r\nSi sente a volte come un&rsquo;incosciente aspirazione ad un martirio purificatore!<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n15 luglio<br />\r\nIeri ho salutato Grazia che parte per la Sardegna e sembra definitivamente. Mi ha fatto una terribile tristezza, come per qualcosa che si spezzasse. Lei spera di tornare almeno per le scuole, ma chiss&agrave; che sar&agrave; avvenuto di qui a settembre, e chiss&agrave; che non decida poi di farsi trasferire in Sardegna! Cos&igrave; ci tocca ad affrontare questi momenti sempre pi&ugrave; angosciosi da soli, in un isolamento che si fa sempre pi&ugrave; squallido. So bene che innumerevoli legami ci terranno sempre unite, ma non potremo pi&ugrave; ormai sapere che quando la sofferenza si fa troppo opprimente e ci si inturgidisce fino a soffocarci, allora si potr&agrave; trovare poco lontano da noi chi capir&agrave; immediatamente e ascolter&agrave; con paziente attenzione, anzi con interesse e chi si prender&agrave; parte del peso quando ci vedr&agrave; piegare. Non potremo pi&ugrave; neanche scriverci: la posta &egrave; adesso severamente censurata. Abbiamo adattato per noi quel linguaggio convenzionale che funziona gi&agrave; tanto bene tra me e Loretta, ma questo non sar&agrave; sufficiente: tra noi ci sono ben altri e pi&ugrave; antichi legami che non possono esprimersi con quelle scherzose parole a chiave e non possono sopportare il contatto freddo e impuro di un controllo politico. &Egrave; dunque la nostra giovinezza che se ne va con tutte le sue consolanti illusioni. Per questa grigia e pesante maturit&agrave;, che si sta approssimando come una spaventosa cappa di piombo, non &egrave; consentito neanche il conforto dell&rsquo;amicizia. Rimane Nina per ora, ma fino a quando? Comincio a tremare di ogni cosa.<br />\r\n<br />\r\n17 luglio<br />\r\nBisogna che cerchi di afferrare in fretta la gioiezza involontaria e senza motivo di questa mattinata estiva. Ho dato un rapido affettuoso saluto al mio HITLEP pi&ugrave; mutilato che mai e sono corsa avanti in questo vento luminoso che alleggerisce i pensieri. Eppure in qualche parte c&rsquo;&egrave; la guerra. Ma non &egrave; possibile. Italiani e Inglesi hanno troppo spirito e cuore per contaminare l&rsquo;azzurro Mediterraneo con una guerra vera. E poi perch&eacute; distruggersi sul serio? Ci sono stati per tanti secoli nel &ldquo;Mare internum&rdquo; insieme senza darsi fastidio! Ma ogni tanto fingono di fare sul serio. Bisogna pur dare soddisfazione al torvo Hitler, che sorveglia con fiero cipiglio i suoi sbarazzini alleati protetti, che [sfuggono] sempre tra le sue gelide dita! Dal tram si &egrave; affacciata sulla strada una graziosa fanciulla bionda, che se ne andava al mare con la sua grossa borsa di tela in compagnia di un adolescente malinconico che la guardava con tenerezza. Era tanto piacevole starla a guardare. Dal suo corpicino slanciato e acerbo irradiava la luce dorata del sole che aveva imprigionato sotto la pelle e raccolto nei capelli soffici e luminosi. Ed era tutta emozionata per l&rsquo;effetto che faceva la sua fresca bellezza. Son graziose questa fanciulle, che tutti dicono tanto maliziose, ma che a me sembrano tanto puerili. Alla nostra et&agrave; le ragazze sono ormai abituate alle emozioni che possono trarre dalla propria bellezza e possono giudicarle con una certa indifferenza. In fondo sono sciocchezze! Le prime scoperte sono emozionanti. Ma che cosa mai mi ha messo tanto di buon umore? Forse quelle gaie, luminose pagine del viaggio di Kim, il monello inglese che attraversa l&rsquo;India con il suo pazzo ed ingenuo lama. &Egrave; proprio intelligente il buon Kipling! E in piccole osservazioni riesce ad esprimere il segreto di quel misterioso potere che spinse gli anglosassoni al loro quasi involontario imperialismo mondiale. &ldquo;Non vi sono che i diavoli e gli inglesi che vanno su e gi&ugrave; senza alcun motivo!&rdquo; ha esclamato il saggio servo indigeno, come se dicesse un vecchio proverbio indiano.<br />\r\nProprio cos&igrave; dovevano apparire questi strani uomini altissimi ed evanescenti, dalle maniere molto cortesi ma piuttosto rigidi e contegnosi, chiusi nel loro isolamento con naturale disinvoltura, e in continuo movimento in cerca di qualche misterioso segreto, che sfuggiva alla comprensione di quei pigri orientali mistici o grossolani, espansivi o taciturni. E intanto quegli uomini strani allacciavano le fila di misteriosi poteri che producevano ricchezze sconosciute, le quali per&ograve; sostanzialmente non interessavano i popoli indigeni: essi si servivano delle strade nuove e grandi, degli acquedotti generosi di liquido prezioso, degli strani oggetti confezionati in occidente, ma per tener dietro alle loro fantasie misteriose, per rintracciare i miraggi del loro fervido misticismo, per obbedire ad una fede che voleva essere soddisfatta. E cos&igrave; restavano sempre se stessi. E Kipling aggiunge, poco pi&ugrave; avanti: &ldquo;Il lama non aveva l&rsquo;impazienza caratteristica dell&rsquo;uomo bianco, ma soltanto una gran fede&rdquo;. In tal modo gli Inglesi fondarono il loro imperialismo spontaneamente dando alimento alla propria vivace impazienza, ma rispettando la fede dei popoli, presso cui si recavano: chiamarono poi questa loro missione nel mondo con una frase molto curiosa ed espressiva: &ldquo;Il fardello dell&rsquo;uomo bianco&rdquo;.<br />\r\nMa ad un tratto i popoli scoprirono la potenza di questo loro misterioso segreto e ne rimasero sbigottiti. I deboli protestarono piagnucolando, mentre coloro che si credevano forti arsero di cupida invidia e si precipitarono per strapparglielo. Come fanciulli sconsiderati volevano distruggere il giocattolo misterioso, per tentare di scoprire lo strano meccanismo. Ma il segreto &egrave; nel movimento e non si muove il giocattolo se la molla &egrave; spezzata. E se gli Inglesi dovranno morire, il loro misterioso potere scomparir&agrave; con loro, forse per sempre e il mondo ne rester&agrave; come spento. Soltanto gli Italiani potrebbero afferrare la scintilla segreta di quella nuova forza creativa; ma dovrebbero conservare per questo la loro genialit&agrave; intuitiva e la loro leggerezza di tatto. Riusciranno in questo miracolo, malgrado il Fascismo?<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n(dal letto)19 luglio<br />\r\nQuel maledetto sta parlando in quel suo orribile, diabolico tedesco abbaiante. Ha cambiato voce: prima vibrava stridula, con acuti accenti metallici, ora &egrave; cupa e profonda, con una orrenda risonanza interna, come di chi parli in un imbuto di pergamena. A intervalli orribilmente regolari la folla interrompe con battimani ben misurati. &Egrave; l&rsquo;inizio dell&rsquo;assalto decisivo: l&rsquo;Inghilterra &egrave; ormai sotto l&rsquo;incubo supremo. La vedo palpitare nel suo mare, ansiosa, ma impassibile e risoluta e temo disperatamente per la sua sorte. Dio, salva l&rsquo;Inghilterra, ti prego, proteggila con la tua grazia miracolosa, salva il mondo intero con lei. Anche se dovr&agrave; venirne a noi atroce sofferenza, questo nostro dolore sar&agrave; sempre un bene molto superiore alla lugubre e ignobile gioia di un trionfo ingiusto e non meritato. Ascolta, Dio, questa volta la nostra preghiera, che &egrave; pura da ogni egoismo. Salva l&rsquo;Inghilterra, Dio, falla uscire vittoriosa da questa terribile prova!<br />\r\n<br />\r\n20 luglio<br />\r\nStanotte sono venuti, sono venuti davvero: non hanno soltanto ululato le sirene, ma ho sentito il ronzio degli aeroplani sopra le nostre teste e poi gli scoppi della difesa antiaerea e naturalmente non ho avuto paura. &Egrave; stata la risposta a quell&rsquo;interminabile discorso di H., concluso da quel lugubre applauso barbarico, aritmicamente prolungato a ondate successive, come i loro mostruosi aeroplani: mi &egrave; parso quasi una fantasia di guerrieri abissini. Naturalmente Hitler invitava alla pace, dopo che ripeteva con precisione stupefacente le medesime, identiche dichiarazioni menzoniere dei discorsi precedenti, per suggestionare se stesso pi&ugrave; che gli altri sulla verit&agrave; della propria asserzione. E quelle dure teste devono essere ormai ben persuase a procedere sicuri come automi allucinati e meccanici, i quali non possono sentire niente altro all&rsquo;infuori della propria ossessione. Cos&igrave; si scaglieranno contro l&rsquo;Inghilterra per demolirla. Ma lei, imperterrita, &egrave; venuta da noi ad annunziarci che non si &egrave; spaventata affatto e che prosegue impavidamente. Naturalmente non ci ha fatto alcun male ed io non credo neanche che sia stata una minaccia la sua. L&rsquo;Ingh.<br />\r\ndeve sapere che, finch&eacute; rispetter&agrave; le cose sacre, non pu&ograve; morire; ma una profanazione la perderebbe; distruggere Roma sarebbe una profanazione. Io so che l&rsquo;Ingh. non la colpir&agrave; mai. Mi ha fatto un piacere un po&rsquo; strano sentirli cos&igrave; vicini sopra le nostre teste: sarebbe bastato un nulla per tenderci la mano e poi tutto quell&rsquo;odio artificiale sarebbe scomparso. Ma perch&eacute; ci&ograve; fosse possibile, bisognerebbe liberarci da questa odiosa paralisi di putrefazione fascista; e sarebbe tanto bello, con una sola azione, liberarci dalla schiavit&ugrave; e ritrovare un vecchio amico.<br />\r\nSiamo scesi in cantina con gran fracasso e molta allegria. Sono venuti gi&ugrave; anche i bambini dell&rsquo;On. F.: imbacuccati nelle coperte di lana dormivano sereni tra le braccia dell&rsquo;[istruttrice] e della cameriera. La piccola &egrave; deliziosa: riccioluta, sensibile e delicata quanto i genitori sono sgraziati pesanti e grossolani. L&rsquo;ho accarezzata con tenerezza e, senza accorgermene, quasi per vezzeggiarla pi&ugrave; affettuosamente, le ho detto: &ldquo;Ciao, Elisabetta!&rdquo; e l&rsquo;ho baciata. (Nel nostro gergo di cospiratori Elisabetta vuol dire Ingh.). La piccolina ha aperto gli occhi, e mi ha sorriso per ringraziarmi, poi ha ripreso a dormire: aveva capito che le avevo detto una parola affettuosa. L&rsquo;incidente &egrave; stato molto buffo e con Annie abbiamo riso con molto gusto: se lo sapesse il babbo gerarca! Ma con i bambini ci si capisce sempre, soprattutto senza spiegarsi.<br />\r\nLa nottata in un ricovero durante le incursioni &egrave; quasi sempre una parentesi allegra e movimentata. Qualcuno ha paura: si capisce benissimo o dal suo silenzio oppure dal suo chiacchierare troppo disinvolto. E sono tanto ridicole le persone che hanno paura, tanto ridicole, che finiscono poi con l&rsquo;essere divertenti. Ricordo molto vagamente le fughe di notte per difenderci dagli aeroplani tedeschi durante l&rsquo;altra guerra. Ero piccolissima e confondo moltissimo; per esempio non ricordo affatto come ci dessero i segnali, ma ho la precisa sensazione della gaiezza piena di eccitazione che ci procuravano quelle improvvise corse in cantina. C&rsquo;era una moltitudine di bambini di tutte le et&agrave; e dimensioni in quel vasto casamento, dove eravamo agglomerati per la penuria degli alloggi e per noi ragazzini riunirsi al buio, di notte, in fondo alla cantina scura e misteriosa, con i paltoncini gettati in fretta sopra le camicine da notte, era una vera festa, come un gioco nuovo e pieno di sorprese straordinarie.<br />\r\nLe sensazioni che mi sono rimaste della guerra di allora non si limitano soltanto a queste gioiose ed emozionanti corse notturne gi&ugrave; per le scale; c&rsquo;&egrave; anche l&rsquo;incubo del colonnello che lugubremente entrava ad una ad una nelle case dei nostri conoscenti ed annunciava le morti; il grido di mia madre quando lo vide entrare da noi e poi la gioia assurda e disperata che segu&igrave; alla notizia della ferita grave, molto grave questa volta perch&eacute; potesse tornare al fronte. In seguito l&rsquo;allegria degli ospedali militari dove passavo le mie giornate giocando e scherzando con tutti quegli allegri giovanottoni feriti e infine uno stridio di gallo strangolato: era l&rsquo;annuncio dell&rsquo;armistizio festeggiato a Livorno, l&igrave; sotto la nostra casa, con l&rsquo;uccisione del superstite pollo. Ma soprattutto mi restano nelle orecchie i primi canti che ho imparato bambina.<br />\r\nRicordo che nella scuola di suore, dove avrebbero dovuto istruirmi, si cantava un inno monotono e fastidioso, con un insistente ritornello: &ldquo;Salva l&rsquo;Italia, l&rsquo;Italia bella; tu puoi salvarla, Ges&ugrave;, tu sol &hellip;&rdquo; Alla mia immaginazione bambina questa supplica appariva assurda e anche ingiusta. Vedevo i bambini austriaci cantare una canzone identica, in cui variava soltanto la lingua, e in alto il Signore che rimaneva perplesso ad ascoltare e non riusciva a stabilire quale canto avrebbe dovuto esaudire. D&rsquo;altra parte vedevo mio padre che cercava veramente di salvarla questa nostra &ldquo;Italia bella&rdquo; minacciata da quegli orribili uomini, che parlavano una lingua irta di suoni gutturali ed aspri &ldquo;Kr, stu, spl&rdquo;. E allora preferivo cantare a squarciagola con tutto il mio fiato robusto &ldquo;Motte a Flanz: Viva Obbeddan &hellip; Morte all&rsquo;austriaca gallina. Noi voliamo la libbett&agrave;&rdquo;. Stonando si capisce, perch&eacute; io stonavo anche allora, quando ancora non sapevo pronunciare le consonanti difficili.<br />\r\n<br />\r\n[3 PAGINE CON APPUNTI A MATITA NON LEGGIBILI]<br />\r\n<br />\r\nE a quel medesimo punto sono rimasta ancora. La guerra, siamo tutti d&rsquo;accordo, &egrave; una deformit&agrave;, una pazzia umana, anzi pi&ugrave; propriamente un fallimento delle possibilit&agrave; razionali degli uomini, i quali sono costretti a confessare di non esser pi&ugrave; capaci di risolvere i problemi per mezzo delle proprie facolt&agrave; specifiche di intelligenza e di ingegno e si riducono ancora a chiedere aiuto a quella bestia primordiale che subdolamente dormicchia acquattata dentro di loro. Dunque la guerra &egrave; una cosa disumana e cos&igrave; l&rsquo;odio. D&rsquo;accordo. Ma<br />\r\nquando la guerra &egrave; in atto e gli uomini non sono stati capaci di evitarla, allora &egrave; inutile fingere di non portare odio, di essere umani, &egrave; vile pretendere di non combattere. Almeno questo io sento quasi per istinto naturale. Forse sar&agrave; un resto di primitivit&agrave; selvaggia, ma sta di fatto che la guerra scatena automaticamente anche in me, come negli uomini, gli istinti pi&ugrave; riposti e primordiali. Io so di essere diventata da quel terribile settembre scorso pi&ugrave; cattiva e feroce e quello che &egrave; strano non riesco a provare n&eacute; rimorso, n&eacute; vergogna, n&eacute; pentimento per questo: mi sembra che tutto ci&ograve; sia avvenuto senza l&rsquo;intervento della mia volont&agrave; e che perci&ograve; io non possa far cessare volontariamente. Non sono stata io a dichiarare la guerra, n&eacute; sar&ograve; io purtroppo! a farla cessare. Ma non posso, non voglio cedere al vincitore ingiusto, chiunque egli sia. Su questo abbiamo discusso vivamente l&rsquo;altra notte con la D. e sua nipote e loro erano molto indignate per questo mio stato d&rsquo;animo.<br />\r\n&ldquo;Non bisogna odiarli&rdquo; dicevano dei tedeschi &ldquo;altrimenti ci mettiamo al loro stesso livello&rdquo;. E forse &egrave; vero: ma in teoria. In pratica io ho ancora adesso la precisa impressione che non vogliono odiare i tedeschi, perch&eacute;, anche loro, malgrado tutta la loro superiorit&agrave; d&rsquo;animo, ne hanno troppa paura. Di una cosa per&ograve; io sono sicurissima:<br />\r\nche tutto il mondo potr&agrave; tremare di fronte a loro, tutti si potranno prosternare sotto la loro violenza, ma io non li temer&ograve; mai, poich&eacute; oltre a odiarli io li disprezzo per questa loro goffaggine, per questa loro grossolana incapacit&agrave; assoluta di capire la scintilla della nostra umanit&agrave;.<br />\r\nTutto il mondo potranno conquistare, ma il mio spirito non lo piegheranno mai. E sono sicura che non sono io soltanto ad avere questa certezza."},{"label":"Descrizione estrinseca","value":"Block notes  18x12 cm."}],"sequences":[{"@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/281240/sequence/normal","@type":"sc:Sequence","label":"Current Page Order","viewingHint":"individuals","canvases":[]}]}