{"@context":"http://iiif.io/api/presentation/2/context.json","@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/281242","@type":"sc:Manifest","label":"Memorie sulla guerra, sulla propaganda, osservazioni contro il nazismo e il fascismo","rendering":{"@id":"https://www.lazio900.it/oggetti/281242-memorie-sulla-guerra-sulla-propaganda-osservazioni-contro-il-nazismo-e-il-fascismo","format":"text/html","label":"Full record view"},"metadata":[{"label":"Tipologia","value":"Diario"},{"label":"Allegati","value":"[segue dal campo Contenuto]<br />\r\nDomenica<br />\r\nIeri &egrave; venuto a trovarci e ha annunciato il suo fidanzamento. Ha incontrato pap&agrave; alla banca e siccome &egrave; un gentiluomo corretto ed educatissimo, ha creduto di doverci la visita rituale di auguri per le feste, anche se molto in ritardo. Ed &egrave; venuto. L&rsquo;ho sentito subito estraneo, come se non l&rsquo;avessi mai amato. Eppure soltanto adesso mi &egrave; sembrato di conoscerlo veramente. E in verit&agrave; mi &egrave; apparso molto comune e quasi superficiale. &Egrave; come un fuoco che si sia spento. Ricordo la curiosit&agrave; ansiosa della ricerca per scoprire la reale sostanza della sua personalit&agrave;! Credevo sempre di aver afferrato le sfumature decisive del suo carattere, piccole cose sottili che lo rivelassero: e invece era sempre diverso. E cos&igrave; il gioco diventava pi&ugrave; affascinante perch&eacute; sempre pi&ugrave; enigmistico, e nell&rsquo;illusione di un mistero insolvibile l&rsquo;intensa vibrazione del sentimento si riscaldava. E costruivo da sola. E evidentemente amavo da sola. Ora invece tutto &egrave; apparso chiaro e anche disperatamente semplice. L&rsquo;ho sentito parlare della sua professione e della sua vita ed ho finalmente ascoltato semplicemente le parole che diceva. A che serve la sua intelligenza cos&igrave; profonda? A che serve la cultura accurata e severa che ci hanno impartito i nostri maestri? A fare una lotta di propaganda cosiddetta &ldquo;culturale&rdquo; in concorrenza con i tedeschi per l&rsquo;accaparramento dei Balcani. Era tutto orgoglioso di spiegazioni il suo nobile gioco: come due ditte concorrenti che si contendano il mercato per lo smercio dei loro prodotti, i direttori delle accademie di cultura italiana e tedesca si precipitano a sottrarsi di mano la &ldquo;piazza&rdquo; con la pi&ugrave; agile astuzia possibile: chi arriva prima afferra la scuola dove far insegnare la propria lingua. E i poveri Bulgari assistono smunti e passivi alla miserabile lotta tra i due paesi dell&rsquo;Asse d&rsquo;acciaio. Non sono messi di fronte alla produzione di questa cultura, non sono interrogati sui loro bisogni e sulle loro simpatie: gli si impone di accettare il fatto compiuto e di tacere. Del resto ben poco hanno da smerciare i governi dell&rsquo;Asse ai miseri Balcani: essi giocano sull&rsquo;equivoco e barano cinicamente: nessuna sostanza o forma hanno saputo produrre in fatto di cultura fascisti e nazisti. E allora egli, che aveva una volta tanto buon gusto e cos&igrave; tanta profondit&agrave;! Come riesce a manovrare l&rsquo;inganno? Come resiste all&rsquo;equivoco immorale lui che sembrava cos&igrave; schizzinoso e austero? Ma tant&rsquo;&egrave;! A lui basta la vanit&agrave; di una riuscita apparente e di una brillante e rapida carriera. &Egrave; cos&igrave; purtroppo ed &egrave; inutile che tenti ancora di illudermi. E per la nostra grande politica, che cosa dice lui, che sembrava patriota cos&igrave; ardente? Con cinica superficialit&agrave; ha tratteggiato i progetti per il nuovo ordine dei Balcani. La Bulgaria vuole intervenire a nostro favore, ma con nostro sommo disdoro si atteggia a nostra paladina, dice che vuole salvarci ma desidera la Macedonia. La Russia? No, la Russia non vuole Salonicco, si accontenta di Varna. &ldquo;Ma &ndash; ho fatto osservare timidamente - Varna non sta nella Bulgaria? E per arrivare dalla Russia alla Bulgaria non bisogna passare per la Romania? &ldquo;Infatti si risolver&agrave; con un corridoio&rdquo;. &ldquo;Il corridoio polacco!&rdquo; ho esclamato con vibrante ironia. &ldquo;Gi&agrave; &ndash; ha aggiunto con noncuranza - e cos&igrave; da qui a 20 anni faremo una nuova guerra&rdquo;. L&rsquo;ho guardato disgustata. Con questa cinica malafede si apprestano a creare il loro geniale ordine nuovo! E hanno detto tanto male di Versaglia, di questo trattato, in cui gli errori furono compiuti in parte per ignoranza, in parte per ingenua fiducia di poter soddisfare il patriottismo di tutti i nuclei nazionali europei e in parte anche per quella nobile anche se assurda aspirazione di una futura unit&agrave; per l&rsquo;Europa confederata.<br />\r\nCon abile tattica cercava di evitare l&rsquo;argomento spinoso: non voleva annunciare il suo fidanzamento, ma soprattutto non voleva confessare che sposava una tedesca. Ma Annie, con la sua ingenua maliziosa insistenza, l&rsquo;ha costretto inesorabilmente a parlare. Egli ha detto quasi fra i denti: &ldquo;&egrave; a Berlino purtroppo&rdquo;. Io lo sapevo, aspettavo che lo dicesse, eppure ho sentito la notizia come un colpo malvagio e vile che mi venisse vibrato alle spalle e ho sussultato. Ha osservato: &ldquo;Non ve lo aspettavate, vero?&rdquo; io allora ho mormorato: &ldquo; No davvero non me lo aspettavo... da lei!&rdquo; i nostri occhi si sono incontrati, per l&rsquo;ultima volta certo, ed i suoi erano cos&igrave; tristi e come umiliati, mentre il suo viso arrossiva di confusione! Di fronte al mio sguardo diritto la sua anima si &egrave; vergognata. Perch&eacute;? Non la ama dunque? Chiss&agrave;, forse anche il suo &egrave; un matrimonio di convenienza. E questo soprattutto &egrave; desolatamente triste.<br />\r\n<br />\r\nDomenica sera<br />\r\nHo visto Grazia oggi. Mi ha aiutato come al solito in questo momento cos&igrave; doloroso, mi ha aiutata senza dirmi niente, lasciandomi parlare. E cos&igrave; io ho visto chiaro dentro di me. Mi &egrave; sembrata lei pure come colpita da una nuova delusione. E cos&igrave; anche l&rsquo;ultimo filo che mi legava a tutta questa vecchia e marcita struttura fascista si &egrave; spezzato. Era un filo sottile &egrave; vero ma ancora tanto resistente. Egli era uno di loro: ed io non riuscivo a disprezzarli completamente, a distaccarmi interamente da loro, finch&eacute; lo amavo. Ma adesso tutto si &egrave; come placato. Credo che il mio odio e il mio disprezzo sar&agrave; adesso meno spasmodico e impetuoso ma pi&ugrave; profondo e fatale. Tutto dunque si &egrave; delimitato in due frontiere ben distinte e non si prova pi&ugrave; n&eacute; il dramma dell&rsquo;incertezza n&eacute; il tarlo del minimo rimorso. L&rsquo;equivoco &egrave; dissipato.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n15 gennaio Orvieto<br />\r\nStasera abbiamo preso una radio clandestina italiana: trasmette notizie di propaganda antifascista; introduce la trasmissione al canto dell&rsquo;inno di Garibaldi e poi aggiunge: &ldquo; Parla radio Italia&rdquo;. Sono parole terribilmente emozionanti: eravamo tutti, io specialmente, eccitatissimi. Noi avevamo come paura di credere alla verit&agrave; di quanto accadeva. Dunque i nostri giovani sono stati capaci di riscuotersi? Dunque si sono organizzati?&nbsp; E hanno avuto l&rsquo;audacia di lanciare la loro sfida direttamente sul viso degli oppressori? Sarebbe stato bello! E perci&ograve; abbiamo dubitato. Forse si tratta di propaganda inglese, forse sono italiani fuoriusciti che trasmettono direttamente dall&rsquo;estero e forse sono spie qualunque prezzolate dall&rsquo;Inghilterra e dall&rsquo;Italia. Eppure vi &egrave; qualcosa nelle loro voci fresche ed energiche che sembra leale, vi &egrave; un&rsquo;insistenza accurata di scandire le loro parole, come per imprimerle nel cuore degli ascoltatori, che dice la difficolt&agrave; dell&rsquo;impresa e l&rsquo;energia risoluta di volerla superare. E vi &egrave; una cos&igrave; nobile dolorosa verit&agrave; nelle cose che dicono, una compostezza cos&igrave; austera e consapevole, che escluderebbe la venalit&agrave; e il mestiere. Per&ograve;... la propaganda inglese &egrave; cos&igrave; abile; non bisogna lasciarsi illudere. Potrebbe essere da parte nostra puerile e superficiale prestarsi al gioco di un nemico abile ed acuto nello sfruttare il nostro sentimentalismo e il nostro stato d&rsquo;animo.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n17 gennaio.<br />\r\nHo sentito di nuovo la trasmissione clandestina. Il fratello della padrona di casa ed io eravamo sospesi in ascolto, cercando di scoprire il segreto, di strappare la verit&agrave; dal pi&ugrave; piccolo indizio. Non c&rsquo;&egrave; niente di concreto che ci possa persuadere o no, ma il desiderio che corrisponda alla verit&agrave; quello che essi dicono diviene sempre pi&ugrave; assillante e prepotente. Vogliamo che sia vero. Sarebbe la salvezza. Oggi erano tre voci completamente nuove: con quelle dell&rsquo;altra sera divengono cinque. Ciascuno ha un carattere ed un incarico distinti, sembrano consapevoli del modo in cui si vive in Italia adesso, non per sentito dire ma per esperienza diretta.<br />\r\nNon appaiono avventurieri n&eacute; incaricati o prezzolati: sembrano raccolti e commossi per ci&ograve; che fanno, giovani ma non inesperti, e comunque appaiono persuasi. E poi questa nostra spasmodica volont&agrave; che sia proprio vero il magnifico tentativo, questo nostro volerci persuadere a tutti i costi che essi ci sono realmente e che non sono fantasmi e mistificatori non vuol dire forse che &egrave; necessario ormai che essi ci siano, che &egrave; venuta l&rsquo;ora di agire, non pi&ugrave; soltanto di protestare?<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n21 gennaio<br />\r\nAbbiamo di nuovo tentato di prendere la trasmissione dei &ldquo;nostri ragazzi&rdquo;, cos&igrave; li chiamiamo con affetto, come se li conoscessimo. Da pi&ugrave; giorni non si riesce ad ascoltarli continuamente: la loro voce si affaccia vigorosa all&rsquo;apparecchio, il canto si espande, le prime notizie si scandiscono chiare e precise, poi tutto diventa evanescente, la loro voce si allontana, viene come sommersa da un frastuono furioso di mare in burrasca, si sentono lontani e inafferrabili, si sperdono, svaniscono. Questo inconveniente che ci irrita e ci agita sembra quasi una conferma della loro realt&agrave; di cospiratori: devono avere un apparecchio trasmittente poco buono, non devono essere esperti in questo strano lavorio di radiotrasmissione. Londra si sente chiara e sicura, disturbata solo dai tentativi di inframmettenza della censura fascista. Se &ldquo;i ragazzi&rdquo; fossero esponenti di Londra, se stessero all&rsquo;estero la trasmissione sarebbe pi&ugrave; curata e non svanirebbe nel momento pi&ugrave; sensazionale. Trasmettono notizie gravi, molto importanti (Ciano si sarebbe dimesso, un ordine segreto del Duce imporrebbe di bombardare il Vaticano agli apparecchi italiani dopo il primissimo tentativo inglese di bombardare Roma e cos&igrave; via), vogliono evidentemente farsi vedere bene informati. Ma intanto le notizie non appaiono confermate:<br />\r\nCiano ha preso parte al colloquio con Hitler e Mussolini. Chiss&agrave; per quale ingenuo zelo vogliono far credere di avere informatori sicuri di notizie gravissime? Forse avranno adepti tra l&rsquo;esercito e la diplomazia o forse le notizie sono errate perch&eacute; le accettano senza avere la possibilit&agrave; di controllarle? Staremo a vedere se saranno confermate dai fatti. Ad ogni modo questa loro irruenza ed imprudenza non mi sembra di marca inglese. Ma chiss&agrave;?<br />\r\nIntanto il fratello della padrona di casa parla di ci&ograve; con i suoi amici del circolo; tutti sono alla caccia della &ldquo;loro&rdquo; parola la sera, tutti fremono nel sentirli svanire. Io di mio a scuola spiego le cospirazioni italiane del risorgimento con una veemente profonda eccitazione: a mala pena mi sono trattenuta, nel parlare della propaganda, dal lasciarmi sfuggire la parola radiotrasmissione. Mi &egrave; venuto da ridere in classe a sentirmi parlare: le due ansie si accostano, le due lotte si identificano, i nemici si confondono e allora quella storia, ormai un po&rsquo; vecchia, diviene stranamente attuale e viva e le ragazze ascoltano affascinate e stupite. Con il fratello della padrona di casa ci guardiamo negli occhi ansiosi di persuaderci che &egrave; vero e ci confessiamo senza parlare che anche noi vorremmo agire e ci promettiamo tacitamente che qualora ne sapessimo di pi&ugrave; ce lo comunicheremmo. E gli altri membri della famiglia chiudono porte e finestre e stentano a frenare la loro paura. Certo che, se fosse propaganda inglese, sarebbe davvero ben riuscita. Ma accidenti! Sarebbe la volta che li odierei i miei amati inglesi se ci avessero giocato questo tiro. Sarebbe troppo crudele!<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n28 gennaio<br />\r\nSempre pi&ugrave; chiara si delinea l&rsquo;agitazione e il disagio fra le persone che mi circondano. L&rsquo;Italia si tormenta affannosa. I giornali americani pubblicano notizie di rivolte sanguinose e Milano, Torino e Verona sedate da truppe fasciste e tedesche. Forse &egrave; frutto di propaganda. Forse sono false notizie sparse dall&rsquo;estero. Sarebbe troppo bello se fosse veramente cos&igrave;! Io, osservando le persone che mi circondano, noto solamente una grande prostrazione ed un completo disorientamento. Queste persone avevano da troppo tempo abdicato alla propria volont&agrave; d&rsquo;azione, avevano con troppa leggerezza creduto che il fardello della propria responsabilit&agrave; si potesse cedere ad altri, con incoerenza stupefacente erano persuase che si trattasse di una lotta facile e rapidissima. Adesso sembrano come ridestarsi da un lungo letargo: si guardano attorno ancora intorpiditi dal sonno e dall&rsquo;inerzia e attendono chiss&agrave; quale miracolo in modo che le cose si risolvano da sole. A metterle di fronte alla realt&agrave; con energia e con passione si prova quasi rimorso, come a esercitare una violenza su organismi troppo deboli e come atrofizzati. Alcuni si sottraggono lamentosamente all&rsquo;esperienza nuova di pensare, altri sorridono con benevole superiorit&agrave; di fronte a questo nostro &ldquo;entusiasmo giovanile&rdquo;; cos&igrave; lo chiamano indulgenti, facendo capire blandamente che lo giudicano fanatismo. Ma comunque sono delusi e terribilmente sfiduciati: inerti e incapaci di irrigidimento o di ribellione, resistono per inerzia. A volte mi domando a che cosa potr&agrave; condurci questa nostra involontaria resistenza passiva. Si rimane in una posizione assurda finch&eacute; non si riesce a capire come si possa uscirne. Anche le bambine cominciano a venir fuori dal loro letargo di indifferenza nei confronti della guerra: non so se inavvertitamente ho loro comunicato questa mia passione o se i disastri che comunque giungono alle loro orecchie abbiano eccitato la loro sensibilit&agrave;. E istintivamente si rivolgono a me per sfogarsi. Mi domandano ansiosamente come mai i nostri soldati in Africa sono lasciati come abbandonati al loro destino, vogliono sapere per quale ragione si &egrave; tanto decantata l&rsquo;esclusiva padronanza del &ldquo;mare nostrum&rdquo;, quando esso costituisce ormai per noi niente altro che una prigione. Io mi limito a dar loro la sensazione palpitante dell&rsquo;inumanit&agrave; della lotta che stiamo combattendo e a far loro comprendere la potenza del nemico che abbiamo di fronte. Ma temo che molte cose trapelino, malgrado le mie buone intenzioni di prudenza e moderazione. E la sensibilit&agrave; delle bambine &egrave; capace di captare a distanza le pi&ugrave; sottili radiazioni. Ho ottenuto una cosa concreta: tutte sono tenacemente, irresistibilmente anti-germaniche: &egrave; come un istinto naturale che si sia in loro risvegliato rigoglioso. Ma intanto in me si agita sempre pi&ugrave; tormentoso il mio esterno insanabile contrasto. Ascolto con passione sempre decrescente la propaganda antifascista dei nostri rivoluzionari clandestini. Sono piuttosto spoetizzata nei loro confronti: non devono essere italiani d&rsquo;Italia. Temo terribilmente che siano fuorusciti a servizio dell&rsquo;organizzazione di propaganda inglese, forse in realt&agrave; saranno sovvenzionati, e allora non mi interessano pi&ugrave;. Soltanto una cosa continua a farmi fremere di entusiasmo e di desiderio: l&rsquo;inno di Garibaldi, che cantano tanto bene. Ma chiss&agrave; che non sia per&ograve; un disco? Del resto ci&ograve; che essi dicono mi pone di fronte a un terribile bivio, che sembra insolubile: o continuare a combattere per una vittoria che sar&agrave; fascista e soprattutto germanica oppure sabotare la guerra e farla vincere al pi&ugrave; presto possibile all&rsquo;Inghilterra. Non vi &egrave; una via di mezzo, almeno cos&igrave; sembra; eppure io non riesco ad accettare nessuna delle due possibilit&agrave;. La prima ipotesi mi sembra una mostruosa bestialit&agrave;, la seconda una vigliaccheria. E allora mi viene in mente un orribile fastidioso pensiero. L&rsquo;Italia si sta straziando in una dimensione sempre pi&ugrave; profonda: una parte dei suoi figli attende pazientemente che la Germania con la sua inflessibile disciplina spazzi via i detriti putrescenti del sudiciume fascista (le parole ciniche ma quasi lucide del prof. D. G. l&rsquo;altra sera); un&rsquo;altra parte degli italiani attende ansiosa, rodendo il freno che l&rsquo;Inghilterra giunga con la sua vittoria per aiutarla a liberarsi (le parole inflessibili con cui il fratello della mia padrona di casa cerca di mettermi con le spalle al muro). E allora che vorrebbe dire? Vorrebbe significare che il fascismo dopo avere soffocato la libert&agrave; d&rsquo;Italia con la dittatura di Mussolini ne ha stroncata l&rsquo;indipendenza con l&rsquo;asservimento ad Hitler, ne sta ora frantumando l&rsquo;unit&agrave; straziandola con l&rsquo;incertezza. E domani alle bambine dovr&ograve; spiegare il pensiero e l&rsquo;azione di G. Mazzini. &Egrave; troppo assurdo e mostruoso! Ma ci deve essere qualche cosa, qualche altra cosa di inafferrabile, che a me sfugge poich&eacute; sono cos&igrave; debole e smarrita, ma che a qualcuno deve pure apparire; ci deve essere la luce di un&rsquo;idea risolutiva, che salver&agrave; l&rsquo;Italia, che deve salvare l&rsquo;Italia. &nbsp;<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n12 febbraio<br />\r\n&Egrave; tanto tempo che non scrivo pi&ugrave; perch&eacute; mi sento come prosciugata. L&rsquo;Italia continua ad esaurire la sua vitalit&agrave; in una inutile resistenza senza slancio e non si nota il minimo scatto di reazione: tutti sono disgustati, ma nessuno &egrave; indignato. Il fascismo &egrave; riuscito a compiere il pi&ugrave; turpe dei suoi misfatti: ha paralizzato l&rsquo;energia del nostro popolo e questo appare come stupefatto da un lungo torpore. E intanto i tedeschi continuano a piovere, nonostante il disgusto che ne proviamo. Il basso popolo, la plebe ne &egrave; pi&ugrave; violentemente indignata. Raccontava D. alcuni episodi avvenuti a Roma. Un fattorino dava il biglietto ad una signora straniera. A questa cadeva uno di quei nostri sudici biglietti da 1 lira: non si chinava a raccoglierlo: il fattorino l&rsquo;avvertiva e lei sdegnosa: &ldquo;non lo raccolgo&rdquo; e passava avanti a sedersi. Il fattorino osservava: &ldquo;ma questo &egrave; uno sfregio!&rdquo; Un signore&nbsp; le si presentava: &ldquo;prego, alzatevi&rdquo; e la conduceva dove aveva lasciato cadere il denaro: &ldquo;raccoglietelo, ora&rdquo;. Ella protestava: &ldquo;Ma io sono tedesca!&rdquo; e il signore misterioso si rivelava un agente di polizia. &ldquo;Ragione in pi&ugrave;, raccoglietelo&rdquo;. Ed ella obbediva furiosa, mentre quello l&rsquo;ammoniva &ldquo;Per questa volta finisce cos&igrave;&rdquo;.<br />\r\nUn&rsquo;altra volta in tram un ufficiale tedesco prendeva altezzoso il biglietto: era in divisa; il fattorino, fremente, bofonchiava tra i denti: &ldquo;i nostri padroni!&rdquo;. Egli cortesissimo correggeva: &ldquo;No, prego, i vostri amici&rdquo;. Conosceva l&rsquo;italiano. L&rsquo;immancabile agente in borghese si avvicinava e prendeva il nome del tranviere. B. ha raccontato indignata questo episodio, disgustata per la maleducazione del popolo di Roma ed ha osservato: &ldquo;Certo non lo puniranno!&rdquo;. Ed io invece sento in questa brutale e grossolana loro reazione popolare come una percezione intuitiva della verit&agrave;, quasi una luce imprecisa di speranza. Sar&agrave; forse questa nostra plebe, tanto ingiuriata e disprezzata dai residui fascisti che sar&agrave; capace di salvarci? Trover&agrave; lei nella sua sana quasi animale vitalit&agrave; il reattivo capace della purificazione? O non sar&agrave; anch&rsquo;essa ormai contaminata? &Egrave; per&ograve; cos&igrave; arrogante ed autonoma, cos&igrave; sdegnosamente sicura dei propri bisogni, quasi conscia della nostra borghese incapacit&agrave; e fiacchezza! Da qualunque parte venisse la reazione di indipendenza, sarebbe benedetta e salutare e l&rsquo;accoglierei con gioia anche se dovesse costarmi la rinuncia a questo nostro tradizionale privilegio di raffinatezza. Raffinatezza! Superiorit&agrave; intellettuale! Vita inquieta e cerebrale! Ideale di libert&agrave; dello spirito nella sua costruzione e purificazione! Ricerca di una moralit&agrave; nutrita di esperienze nuove e personali! Religione purificata da ogni tanfo di sagrestia! Tutte queste mie certezze di fede debbo difendere in questi giorni dall&rsquo;assalto dell&rsquo;apatia e della rinuncia che paralizza coloro che mi circondano. E sono felice di aver finalmente trovato qualcuno contro cui lottare. Gli altri erano come molluschi intorpiditi. Ma B. offre una resistenza tenace e irta di bagliori. B. reagisce nel difendere quello che ella chiama l&rsquo;ordine e l&rsquo;armonia. Strane parole che non hanno significato in questo tumulto. Ella raccoglie e risolve ogni cosa nella realt&agrave; di una vita trascendente, nel mondo eterno promesso dalla religione. Dio &egrave; in fondo alla strada che noi percorriamo e ci attende alla meta oppure ci trascina innanzi sicuramente come se fossimo automi da caricare e non creature vive. Egli ci ha dato la sua ricetta; non dobbiamo far altro che applicarla con scrupolosa esattezza e allora l&rsquo;ordine sar&agrave; raggiunto. Ma quale ordine dunque? Quello dell&rsquo;altro mondo, quello dell&rsquo;eternit&agrave;? Ma quello &egrave; gi&agrave; stato creato ab aeterno e noi, poveri uomini, non vi dobbiamo partecipare. Anzi questo nostro travaglio serve quasi come elegante cornice a questo bel quadro, questo bel quadro statico e perfetto, senza significato. &Egrave; strano come io divenga ardentemente religiosa a contatto con le persone atee e quasi miscredente e un po&rsquo; eretica presso i religiosi. &ldquo;Per la tua mania di contrasto e confusione&rdquo; protesta M. E forse &egrave; vero. Ma pure no! Quando io penso che di fronte alla religione eroica e geniale di Grazia io provo sempre lo slancio della fede e la dolcezza dell&rsquo;umilt&agrave;, non posso onestamente ammettere che la mia sia mania di contrasto. &Egrave; forse perch&eacute; la loro torpida religione mi appare spesso come un&rsquo;accomodante vigliaccheria e come una profanazione. &Egrave; cos&igrave;: costoro che vogliono conciliare, che vogliono star tranquilli e sereni mentre il mondo &egrave; in subbuglio per causa loro, costoro eccitano la mia rivolta. Perch&eacute; non vogliono lottare? Perch&eacute; non vogliono vedere? Perch&eacute; hanno paura. Sanno che inconsapevolmente con la loro leggerezza o con la loro cieca accettazione hanno scavato un abisso e adesso non hanno il coraggio di contemplarlo n&eacute; tantomeno di colmarlo. E adesso si bendano gli occhi per non guardare, si tirano gli orecchi per non ascoltarci. Ma io sento di essere inesorabile. Non posso lasciarli dormire n&eacute; riposare: ho bisogno di scuoterli e di risvegliarli. Voglio vederli in piedi e all&rsquo;erta, anche se questo deve recar loro sofferenza e disappunto: che le difendano le loro idee sbiadite e senza colore, magari se non altro, contro di me.<br />\r\nMa B. vuole riposare. Deve aver avuto qualche suo grave dolore, qualche scossa forte che l&rsquo;ha fatta&nbsp; rabbrividire di spavento. E perci&ograve; ha paura di riprendere la lotta. Ecco perch&eacute; a volte provo quasi rimorso come se le facessi&nbsp; male. Eppure non posso impedirmi di esprimere la mia verit&agrave;, quella verit&agrave; in cui io credo. Ed &egrave; lei che viene a cercarla, spontaneamente, come se, malgrado tutto, questa mia &ldquo;caotica confusione&rdquo; stimolasse in lei un bisogno di chiarimento per quel suo povero ordine antico polveroso di luoghi comuni.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n15 febbraio<br />\r\nCome una frattura ha sgretolato questa recente intimit&agrave; con la mia nuova amica. Amica? Non so, c&rsquo;&egrave; qualcosa di inafferrabile che inavvertitamente ci divide, ma questo quasi nulla a me sembra inesorabile. Per&ograve; ho avuto compassione di lei questa mattina. Era come ansimante per una paura nuova che io le avessi messo nel cuore. Si &egrave; ribellata rimproverandomi, mi ha pregata che non la tormentassi. Ed io ho capito fin troppo bene di che cosa si trattava: la sua coscienza gi&agrave; travagliata da mille inutili dubbi, adesso aveva assunto un equilibrio che a lei sembrava stabile e duraturo. E invece si andava arrugginendo nell&rsquo;inerzia. Ma io avevo tentato di farglielo rimettere in movimento con troppa brusca precipitazione. E ne ha ricevuto dolore vivo e straziante come per una contorsione di muscoli e tendini assuefatti ad altra posizione non importa se deformante. Ne ho avuto compassione, ma non rimorso. E gliel&rsquo;ho detto; ma poi una premura di toglierle tutto quel male, a cui non era preparata, mi ha spinta a tenderle la mano per aiutarla. Tornasse pure nella sua statica posizione deformante, purch&eacute; non soffrisse cos&igrave;! E allora le ho promesso di non parlarle pi&ugrave; di quelle cose crudeli, che ella non poteva sostenere. E mentre le facevo questa promessa, portavo dentro di me come una punta di pentimento, uno stimolo di rimprovero per questa mia nuova, involontaria vigliaccheria. E mi &egrave; venuta cos&igrave; forte l&rsquo;immagine della mia patria, straziata e deformata, tutta contratta dal terrore di un pi&ugrave; grande male, incapace da sola a liberarsi da questa paralisi di sbigottimento, supplichevole verso di noi perch&eacute; le risparmiano la tortura di metterle dinanzi lo specchio della sua coscienza, perch&eacute; non le facciano vedere il volto energico e sdegnato della giustizia. Cos&igrave; noi non resistiamo alla sua pena e cerchiamo di risparmiarla. Con questa nostra debole compassione finiamo forse col rovinarla? Oppure Dio comprender&agrave; la nostra ripugnanza a lacerarla di pi&ugrave; aspro dolore e accorrer&agrave; lui direttamente a soccorrerla? Non so: &egrave; certo per&ograve; che non si pu&ograve; non provare l&rsquo;istinto della misericordia di fronte alla sua sofferenza, e ricordo Cristo disse una volta che &egrave; nostro dovere essere misericordiosi.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n23 febbraio<br />\r\nOggi colui ha parlato con la sua disgustosa voce, come arrochita. L&rsquo;ho sentito abbaiare dal mio letto, attraverso la radio, e a stento l&rsquo;ho riconosciuto. Il suo discorso &egrave; schizzato fuori improvviso, come fa sempre in questi momenti. Non avvisa pubblicamente tali sue intenzioni, perch&eacute; ha ormai paura del popolo italiano: ha parlato in un luogo chiuso, ben protetto dall&rsquo;esterno, circondato dai suoi sgherri immondi, dopo avere dato vaghe istruzioni di una qualunque riunione dei gerarchi al teatro Adriano. Ha paura della folla e soprattutto della folla libera, quella che una volta stimolava la sua istrionica compiacenza di successo piazzaiolo. Ha vomitato le sue accuse indegne e bugiarde su tutti i pi&ugrave; nobili e sventurati esponenti di questa infelice nazione italiana: l&rsquo;esercito, gli intellettuali, gli aristocratici, i patrioti, i monarchici non sono stati risparmiati. Ci ha detto che ci ha trascinati nella pi&ugrave; ampia e acerba e insensata delle guerre non per un ideale di patria o per un motivo purificatore, ma soltanto perch&eacute; la storia gli era saltata alla gola e lui ne era stato travolto. Ha detto che la guerra &egrave; un delitto, ma ci ha assicurato che lui da venti anni si stava preparando a compiere questo delitto, anzi da venti anni ci teneva sommersi nel clima rovente di tale assassinio premeditato di popoli. Ha insultato l&rsquo;avversario perch&eacute; si &egrave; ribellato a fare la vittima sottomessa, ma &egrave; rimasto eretto sul campo di battaglia, imponendogli una lotta che egli non aveva mai pensato di dover affrontare. Ha concluso con un triplice grido senza senso comune: vittoria, mentre i nostri eserciti sono battuti irrevocabilmente su tutti i fronti; Italia, mentre i tedeschi scendono sempre pi&ugrave; numerosi ad invadere il nostro paese; pace con giustizia per tutti i popoli, mentre tutte le nazioni europee sono oppresse e calpestate dal tallone germanico, che rende irriconoscibile perfino i lineamenti della loro fisionomia. Mia mamma ascoltava indignata a fremente le sue parole e gridava di ribellione come se fosse impazzita; io sentivo l&rsquo;impulso di sputare sull&rsquo;apparecchio della radio.<br />\r\nPoi sono uscita per partire e ho visto la citt&agrave; tappezzata di manifesti minatori contro i mormoratori e gli ascoltatori di radio straniere. La gente fissava tranquilla, si soffermava a leggere, poi sorrideva ironica; alcune signore commentavano sarcastiche e sdegnose: i loro mariti, un po&rsquo; impauriti, si guardavano attorno sospettosi e poi sorridevano a fior di labbro con aria di divertita superiorit&agrave;. &Egrave; strano osservare come in questi momenti gli uomini siano pi&ugrave; timidi e spaventati, come siano pi&ugrave; prudenti delle loro donne. Chiss&agrave; perch&eacute;?<br />\r\nMa a proposito degli ascoltatori di radio straniere, ricordo l&rsquo;altra sera al cinema; si proiettava il film &ldquo;Quattro in Paradiso&rdquo;, un graziosissimo film americano di puro stile anglosassone. Il pubblico si divertiva un mondo. A un certo punto un vecchio servitore inglesissimo, tipo Halifax, ha detto con tono risoluto: &ldquo;Buonasera&rdquo;. Uno degli spettatori ha osservato ad alta voce: &ldquo;Il colonnello Stevens!&rdquo;. E il pubblico ha riso divertito: lo avevamo riconosciuto tutti, dunque lo conoscevamo tutti.<br />\r\nMa questa sera, in una latteria, ho avuto la dimostrazione pi&ugrave; spontanea del &ldquo;formidabile effetto&rdquo; suscitato dal discorso del nostro duce. Eravamo in una saletta appartata, distinti in vari tavolini, circa una diecina di persone: non ci conoscevamo nessuno. &Egrave; giunto un gerarca in impeccabile uniforme: usciva evidentemente proprio allora dal loro &ldquo;gran rapporto&rdquo;. Era in compagnia di una di quelle disgraziate miserabili donne, tipo molto corrente. Ha consumato il suo cioccolato tutto compunto, poi si &egrave; allontanato con passo solenne e altezzoso, il ventre prominente, il passo goffamente rimbalzante, l&rsquo;espressione assorta e sufficiente, proprio come il suo degno padrone. Poi lo abbiamo seguito con sguardi ironici e poi gli abbiamo riso alle spalle senza ritegno, mentre il signore del tavolo vicino osservava ad alta voce, con disgusto sarcastico: &ldquo;Come fanno bene la guerra loro!&rdquo;. E tutti ci siamo scambiati sguardi di comprensione.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\ngioved&igrave; 27 marzo<br />\r\nIl mondo si &egrave; raddrizzato. &Egrave; come se l&rsquo;ossessione di un incubo sia scomparsa. I piccoli popoli risollevano la testa con decisione vivace e si rifiutano a curvare la schiena. Il giovanetto principe di Jugoslavia [ha scosso l&rsquo;infamia della tutela] ed ha afferrato le redini del suo stato. Il popolo si ribellava contro la sopraffazione tedesca ed egli ha ascoltato la voce del suo popolo ed ha sfidato la Germania. Vale la pena in quegli stati di essere sudditi di un re! La corona per tali sovrani non &egrave; un carico, n&eacute; una decorazione. &egrave; un impegno d&rsquo;onore che li consacra di fronte ai sudditi: i re hanno il dovere di sentire l&rsquo;anima dei loro popoli, altrimenti non vi &egrave; giustificazione per la loro sovranit&agrave;. Ed ecco che quella sera, quando palpitante ho ascoltato la notizia stupenda da radio Londra, ho sentito sussultare in me il possente desiderio che urgeva in noi in quella primavera lontana del 1940. Quante tombe e quante delusioni ci dividono da quei giorni tormentosi! Con lucidezza spasimante noi vedevamo allora quello che avrebbe dovuto fare il nostro re. Strappare di mano ai parassiti fascisti il potere usurpato, affidare alla dittatura militare le redini dello stato, ascoltare la voce del popolo italiano che avrebbe voluto sollevare i popoli europei ripetutamente straziati dalla Germania e umiliare con la propria protezione la presunzione francese e strappare di mano all&rsquo;Inghilterra la gloria esclusiva della liberazione dei popoli. Tutto sarebbe stato facile in tale modo: la posizione diplomatica chiara e leale, poich&eacute; veniva sconosciuta la politica assurda e disonesta di un governo immorale; la posizione strategica facilmente sostenibile con un unico fronte alpino in cui si era padroni delle posizioni elevate; l&rsquo;anima del popolo liberata dalla paralisi di cieco fatalismo che la corrompeva, e l&rsquo;azione facile, istintiva, concorde, perch&eacute; corrispondente al genio impulsivo del popolo. Come sarebbe stata facile allora la propaganda! Noi stessi l&rsquo;avremmo sostenuta con spontaneit&agrave; sincera e impetuosa, nelle piazze, nelle scuole, nella famiglia, dai pulpiti, sui campi di battaglia, nelle officine, con quello stesso ardore e fanatismo che ci spinge oggi a bisbigliare di nascosto, ad ingannare sospettosi, a diffidare gli uni degli altri, quando in sostanza tutti vogliamo dire la stessa cosa. E non sarebbe stato necessario pagarli gli agenti di propaganda ed istruirli ad assurde pedanterie contraddittorie, n&eacute; minacciarli e punirli per incomprensione o incompetenza. Noi avremmo lavorato gratuitamente e vigorosamente, poich&eacute; sentivamo da soli le cose che si dovevamo dire; e i nostri ragazzi sarebbero morti gioiosamente, poich&eacute; avrebbero sentito di morire per un ideale luminoso. La Germania ci avrebbe martoriato con i suoi bombardamenti; ma che cosa sarebbe stato il dolore fisico e la morte, di fronte a questa umiliazione di vederseli sprezzanti e compiacenti a casa nostra, persuasi di offrirci il loro aiuto odioso e non desiderato come l&rsquo;ultima ancora di salvezza? Combattendo ancora contro i tedeschi noi saremmo stati fedeli alla nostra storia, a tutta la tradizione dello spirito nazionale, alla nostra fede religiosa, al nostro istinto fisico di razza, al nostro genio, alla nostra passione. E allora forse saremmo veramente stati i padroni di Europa. La Francia moribonda e l&rsquo;Inghilterra ancora disorganizzata avrebbero dovuto riconoscere solamente da noi questa volta la loro salvezza e la Russia sarebbe rimasta paralizzata nella sua immensit&agrave;, poich&eacute; tutta la sua astuta, felina precauzione sarebbe rimasta abbagliata e schiacciata dal balzo impetuoso ed agilissimo della nostra rigenerata vitalit&agrave;. E cos&igrave; forse avremmo potuto anche avere quel famoso impero spirituale tanto agognato dai fascisti e padronanza del Mediterraneo e soddisfazione alla nostra arroganza giovanile. Ma questo forse sarebbe stato troppo bello e noi non l&rsquo;avevamo meritato: i frutti dell&rsquo;asservimento e della vilt&agrave; non possono essere succosi n&eacute; fecondi, ma amari, acidi e aridi. Poi dobbiamo sopportare un&rsquo;espiazione dura e umiliante, perch&eacute; poi possiamo risollevarci alla luce. Dio &egrave; giusto con quelli che vuole salvare.<br />\r\nMa quale sar&agrave; mai la nostra salvezza? Questa strada di liberazione che noi dobbiamo ricostruirci &egrave; ancora avvolta nel buio pi&ugrave; sconcertante del suo profondo mistero.<br />\r\nIn quei giorni lontani io alzai alta e sicura la mia voce con una fede che fu detta incoscienza, fui sull&rsquo;orlo della rovina, eppure, non si sa come, io fui salvata per l&rsquo;intervento stesso di quelle persone che, legate al fascismo, sentivano ripugnanza della sua bestialit&agrave;. Se essi fossero stati sicuri e forti mi avrebbero schiacciata e invece non hanno osato colpirmi. Chiss&agrave; perch&eacute;? Io allora rimasi esitante e sentii quasi la circospezione di una perplessit&agrave;. Poi tutto fu travolto dagli avvenimenti ed ora, pi&ugrave; impetuosa e travolgente, io sento la sicurezza del mio odio e della ribellione. Per quale scopo? Ci deve pur essere una ragione a tutta questa assurdit&agrave;, ci sar&agrave; certamente una soluzione a questo groviglio. Ma questa nostra inerzia in tanto trambusto &egrave; veramente sfibrante!<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nSabato Santo, 12 aprile<br />\r\nE cos&igrave;, a quanto pare, i miracoli non avvengono pi&ugrave;. &Egrave; inutile che i piccoli popoli tentino di essere coraggiosi, &egrave; inutile che l&rsquo;Inghilterra prodighi tutta la sua forza a loro difesa. L&rsquo;artiglio di Hitler li ghermisce lo stesso, poich&eacute; &egrave; pi&ugrave; vicino, pi&ugrave; rapace, pi&ugrave; temprato. E si vedono tutte queste debolezze eroiche contorcersi impotenti in uno spasimo di agonia. E gi&agrave; si avverte il respiro affannato dell&rsquo;Inghilterra che fatica nello sforzo improbo e sovrumano. Viene quasi da credere alla leggenda del popolino: Hitler &egrave; l&rsquo;anticristo che fa miracoli prima della distruzione del mondo. Ma a me torna in mente la loro leggenda germanica: Faust onnipotente e felice in terra poich&eacute; ha venduto l&rsquo;anima sua al demonio: &egrave; quasi simbolico. Ma il raccapricciante &egrave; che la loro felicit&agrave; non &egrave; soltanto dannazione per loro, ma rovina e disperazione per tutti gli uomini. Si sente di nuovo l&rsquo;onda di incalzante terrore che ci avvolse la primavera passata: queste spaventose primavere che segnano il dilagare inesorabile dell&rsquo;ondata germanica in Europa, &ldquo;La primavera in fior mena tedeschi [&hellip;]&rdquo;. Carducci, se tu vedessi la tua patria aggiogata al carro trionfale germanico mentre si dissangua dei suoi migliori figli e si impoverisce delle sue colonie tanto affannosamente conquistate! Ho sentito il rossore della vergogna e la vertigine della nausea nell&rsquo;ascoltare i canti trionfali delle alunne in quel miserabile collegio della Gil. Comandanti, istruttrici e collegiali, tutte esultavano, come invasate di gioia, in quel mostruoso luned&igrave; in cui cadeva Addis Abeba: esultavano poich&eacute; i tedeschi avevano bombardato con brutale accanimento Belgrado e la Jugoslavia; e ieri l&rsquo;altro, quando il bollettino italiano annunciava la resa di Massaua, ancora esultavano le loro voci dissennate, poich&eacute; i tedeschi avevano occupato Salonicco. Questa pioggia germanica sui Balcani, quella loro presa di possesso in Cirenaica vengono salutate dalla nostra propaganda come vittoriose conquiste e non ci si rende conto che adesso davvero noi saremo definitivamente e inesorabilmente imprigionati nel nostro mare interno: e intanto le mie alunne cantano l&rsquo;inno del &ldquo;Mediterraneo&rdquo;, ed io non posso farle tacere! Ma i miei colleghi di insegnamento, i professori che sono colti e conoscono il movimento fatale della storia adesso rabbrividiscono. Prima ero io sola e disperata che lottavo contro di loro perch&eacute; aprissero gli occhi e mi dicevano esaltata: ora son venuti spontaneamente ad esprimere il loro terrore. D., l&rsquo;ammiratrice dei tedeschi, disse: &ldquo;Ormai non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; da sperare altro che li tradisca quella famosa piccola molla che ha funzionato sempre male in loro: la rotella del loro orgoglio. Del resto anche nel &rsquo;14 hanno sempre vinto, fino al &rsquo;18 e poi sono rimasti rovinati&rdquo;. E la timida, delicata P. mi ha confidato: &ldquo;Ho letto stamattina il bollettino germanico: mi ha spaventato. &Egrave; come se noi non esistessimo&rdquo;.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nPasqua del &rsquo;41<br />\r\nIl papa ha parlato: con voce possente e vibrante di energia inesorabile ha bollato la loro malvagit&agrave; e la nostra doppiezza: ha minacciato loro la maledizione divina e ha detto a noi che la verit&agrave; ha una sola faccia. Mi sento pi&ugrave; serena e come riposata: il papa &egrave; con noi, sar&agrave; sempre con noi fino alla fine e contro di lui non riusciranno a vincere interamente. Avevo detto a mamma: &ldquo;Se anche il papa dice che la primavera ha portato il bello, mi faccio mussulmana&rdquo;. Ma io sono una sciocca, dovevo conoscere il mio papa. Egli ha invece ricordato che, malgrado tutti questi orrori, Cristo risorge anche quest&rsquo;anno e sempre risorger&agrave; trionfatore; ha confortato i piccoli popoli a cui &egrave; stata strappata la patria dicendo loro che la vera patria &egrave; il cielo e che rimangano aggrappati alla loro fede; ha parlato della persecuzione religiosa con un tale spasimo di sofferenza come se volesse annunciarla anche a noi. Ed io vorrei che fosse vero: una fiammata di persecuzione ci purificherebbe. Che Dio lo benedica il nostro papa. Egli ha ridonato la pace ai nostri spiriti.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nLuned&igrave; dopo Pasqua<br />\r\nHo conosciuto dai B. quella signora che fa parte della propaganda contro i nostri nemici. Ho provato nello stesso tempo un senso di delusione e di conforto. La loro propaganda mi sembra troppo vaga e teorica, ben poco costruttiva; per&ograve; sono persone diritte, oneste e semplici, perfettamente normali ed equilibrate: gente di cuore, di ingegno e di cultura, che tenta semplicemente di rimettere in funzione i cervelli dei loro simili paralizzati dall&rsquo;inerzia o deformati dalla brutalit&agrave;. Mi ha riconfortato la loro sicurezza. &ldquo;La nostra unica salvezza sta nella sconfitta dei tedeschi&rdquo;. &ldquo;Ma se vincessero?&rdquo; ho obiettato. &ldquo;Non devono vincere!&rdquo; ha risposto. &ldquo;Che cosa possiamo fare per impedirlo?&rdquo; ho chiesto. &ldquo;Niente di molto preciso. Pregare forse, come dice il papa e spiegare la verit&agrave;&rdquo;. &ldquo;Ma come possiamo costringere a vederla coloro che sono in malafede e vogliono continuare ad essere ingannati?&rdquo; &ldquo;Non insistere con chi non &egrave; degno della nostra propaganda. Costoro sono la massa amorfa, che seguir&agrave; dopo le direttive della minoranza intelligente e coraggiosa. Non bisogna sprecar tempo e fiato per loro. Bisogna invece rivolgersi alle persone di buona volont&agrave;&rdquo;. Mi hanno tranquillizzato. Chi parlava era una giovane signora vicina a diventare mamma: suo marito sta al fronte; i fratelli e il padre sono professori: tutti sono uniti e lavorano, ciascuno nel suo campo, per la nostra causa. Non so se combineranno molto, anzi mi sembra poco probabile. Tuttavia le loro parole mi hanno dato fiducia: sono persone equilibrate e normalissime, sane e, in un certo senso, comuni. Questo mi ha tranquillizzato. Troppo spesso adesso sono assalita dal dubbio che questa mia passione sia un fenomeno della mia sensibilit&agrave; di ragazza esaltata ed infelice: ho paura che vi sia dentro un inavvertito disguido psichico mio personale. Poich&eacute; tutti gli altri mi sembrano dissennati, non sar&ograve; forse io ad aver perduto la ragione? Ma quando vedo queste altre persone chiare e serene, sicure e decise, mi sento riconfortata: il mio impulso dunque &egrave; diritto e sano e non devo lasciarmi turbare da dubbi inconsistenti. Pare che abbiano a capo del movimento un prof. molto intelligente, alunno di B. P.; molti sacerdoti cominciano ad aderirvi; come primo sistema di propaganda si divulgano le traduzioni dei libri tedeschi contenenti la critica e la illustrazione del vero programma politico-morale di Hitler: bisognerebbe diffondere questa conoscenza anche nel popolo dei lavoratori minuti: pare che abbiano gi&agrave; fatto qualcosa in questo senso. Staremo a vedere. Che il Signore aiuti l&rsquo;opera nostra!<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nSTORIELLE<br />\r\nUn operaio disoccupato scrive a Lui ed ottiene un posto a 13 L. al giorno: pagamento settimanale. Alla fine della settimana riceve 28 L. Protesta. Chiede ragione al direttore di fabbrica che per persuaderlo gli fa la moltiplicazione delle giornate: 13x7= 7X1=7, 7X3=21 +7 = 28.<br />\r\nNon convinto va dal federale che vuol convincerlo con la divisione 28.7; 7 in 8 1 volta, avanza 1, abbasso il 2, 7 in 21 3 volte = 13.<br />\r\nDisperato va da D. che pazientemente fa l&rsquo;addizione in colonna.<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n13+<br />\r\n------<br />\r\n21+<br />\r\n&nbsp;7<br />\r\n-----<br />\r\n28<br />\r\nNon c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente da fare che incassare le 28 L. o fare silenzio.<br />\r\n<br />\r\nUn operaio, alla fine della I settimana, incassa L. 2,50 invece di 150 che gli spettavano. Gli viene spiegato che il resto gli &egrave; stato trattenuto nelle varie assicurazioni, tessere ecc. Triste, triste, torna a casa e, per far miglior figura, vuol comprare con le L. 2,50 un po&rsquo; di carne lessa. Il commesso involta il tutto in un giornale, con la fotografia grandissima del D. che fa un discorso a bocca aperta. &ldquo;Fermo, fermo &ndash; grida l&rsquo;operaio &ndash; volta pagina, altrimenti mi divora anche la carne lessa!&rdquo;.<br />\r\n_______________________<br />\r\nH. in visita a Roma. D. vanta la fedelt&agrave; ed amore e spirito di sacrificio del suo popolo &ldquo;che ucciderebbe a un mio comando&rdquo;. &ldquo;Ma va!&rdquo; &ldquo;Vedrai&rdquo;. Si<br />\r\n<br />\r\naffaccia al balcone, invoca la folla, che unanime si offre. Chiama uno dalla folla: un giovane si precipita con slancio. &ldquo;Vuoi morire per me; buttati dal balcone&rdquo;. Rapidissimo si getta a capofitto. H. stupito. D. soddisfatto promette un altro esempio. E viene un altro giovane. Mentre sta per gettarsi di sotto. H. lo trattiene e gli domanda: &ldquo;Come mai getti via senza riflettere la vita che ti si presenta cos&igrave; promettente&rdquo; &ldquo;E la chiami vita questa?&rdquo; protesta il giovane, precipitandosi dal balcone.<br />\r\n_______________________<br />\r\nUn giorno un operaio riceve nella busta della paga L. 150 invece che L. 90. Contentissimo dello sbaglio, corre a casa e le<br />\r\n<br />\r\nmostra alla moglie. Questa stupita gli domanda se ha fatto straordinari. &ldquo;No - le risponde &ndash; una volta tanto ho incassato le ritenute invece della paga.<br />\r\n_______________________<br />\r\nH. a Roma. Anche il capo della polizia deve far mostra del progresso poliziesco in Italia durante il fascismo. Decide di far sfilare i cani poliziotti. Riesce a farli marciare ben inquadrati e, giunti davanti all&rsquo;ospite esimio, all&rsquo;unisono voltano la testa verso di lui. Magnifico effetto: tutti chiedono insistentemente la spiegazione della riuscita. ?? si schermisce inutilmente: preferirebbe conservare il segreto.<br />\r\n<br />\r\nMa, messo alle strette, confessa. Nel momento in cui i cani giungono davanti a H. ha gridato sottovoce: &ldquo;O vi loc o &lsquo;mariuolo&rsquo;&rdquo;.<br />\r\n_______________________<br />\r\nIl federale di Milano chiede al card. Sch. Il permesso di mettere il fascio sul duomo per i restauri apportati negli ultimi tempi. Il card. prima chiede tempo, poi dice che non gli sembra opportuno. L&rsquo;altro insiste dicendo che aveva ricevuto tale ordine dal suo superiore. Il card. dice allora di dover consultare il pontefice. Dieci giorni dopo il federale torna all&rsquo;attacco e il card. risponde: &ldquo;Bene, mettetecela un po&rsquo;, tanto anche quella &egrave; una croce!&rdquo;<br />\r\n<br />\r\nM. e Ciano discutono dal balcone di piazza Venezia se &egrave; pi&ugrave; bella via dell&rsquo;Impero o via dei Trionfi.<br />\r\n? [sic]<br />\r\nAltra storiella: ci hanno confortato stasera (11 dic.) dal grande scoraggiamento per le nostre sconfitte.<br />\r\nDopo aver escogitato la geniale tassa del 2% su tutti gli acquisti, Mussolini vuol conoscere il parere dell&rsquo;uomo della strada sulla politica finanziaria fascista. Quegli domanda la possibilit&agrave; di spiegarsi con un esempio e chiede ai gerarchi radunati: &ldquo;Un soldo per cortesia&rdquo;. Tutti si affrettano ad accontentarlo. Poi aggiunge: &ldquo;due soldi da ciascuno, prego&rdquo;. &Egrave; rapidamente soddisfatto. Quindi: &ldquo;permettete, una lira&rdquo;. I gerarchi lo soddisfano con una<br />\r\n<br />\r\ncerta lentezza un po&rsquo; sospettosa. &ldquo;Ed ora cinque lire da ciascuno&rdquo;. Quelli pagano guardandolo furiosi e indignati. &ldquo;Ancora 10 lire a persona&rdquo;. Ma quelli esplodono all&rsquo;unisono: &ldquo;Ora basta, ci hai proprio seccati&rdquo;. (Veramente la frase &egrave; pi&ugrave; grossolana: i fascisti, si sa, non sono molto raffinati). l&rsquo;uomo della strada sorride, si toglie il cappello, saluta e si allontana soddisfatto. Ha spiegato quello che c&rsquo;era da chiarire.<br />\r\n_______________________<br />\r\nUno strano tipo passeggia irrequieto sotto il balcone di piazza Venezia, stringendo dietro le spalle una solida mazza ferrata e canticchia rabbioso fra i denti la nota canzonetta&rdquo;Un&rsquo;ora sola ti vorrei!!&rdquo;<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nLa schematica atroce intuizione del popolino italiano. Rebus:<br />\r\n<br />\r\nMUSSOLINI<br />\r\nHITLER<br />\r\nCHAMBERLAIN<br />\r\nDALADIER<br />\r\nCHI<br />\r\nVINCERA&rsquo;?<br />\r\n<br />\r\nDue sono gi&agrave; morti e gli altri due si stanno rovinando. Il misterioso onnipresente sogghigna attendendo la soluzione dell&rsquo;indovinello.<br />\r\n_______________________<br />\r\nLa via dell&rsquo;Impero: quella strada che di rovina in rovina dal Colosseo conduce a Piazza Venezia.<br />\r\n_______________________<br />\r\n<br />\r\nLa barzelletta sulle barzellette. &Egrave; un commesso viaggiatore che diffonde le barzellette durante i suoi interminabili viaggi. Ma un giorno incontra lo spione, che riferisce<br />\r\n<br />\r\nal D. Questo, incuriosito, vuole conoscerlo e ammonirlo lui stesso. Gli fa notare: &ldquo;&egrave; inutile che cerchi di minare la mia potenza. Tanto dalla chioma delle Alpi fino alla punta del tallone e all&rsquo;apice della Sicilia l&rsquo;Italia &egrave; con me.&rdquo; E il viaggiatore di rimando: &ldquo;Questa, Eccellenza, non l&rsquo;ho detta io&rdquo;.<br />\r\n_______________________<br />\r\nUna storiella atroce su Ciano. Raccontavano a lui tante barzellette e tutte lo riguardavano. Egli protest&ograve;: &ldquo;Raccontatene almeno una dove io non c&rsquo;entri&rdquo;. E di rimando: &ldquo;Tua moglie &egrave; incinta!&rdquo;.<br />\r\n<br />\r\nSi spiega ad un contadino la differenza che passa fra socialismo, comunismo e fascismo. Ci si spiega con un esempio: &ldquo;Supponiamo che tu possegga 10 vacche ed il tuo vicino nessuna. Secondo il socialista bisogna dividerle in parti uguali: met&agrave; per uno: non &egrave; giusto che tu sia ricco e lui povero&rdquo;. Protesta eloquente del contadino: &ldquo;Non &egrave; giusto che mi portino via la roba mia&rdquo;. Ma il comunismo taglia netto alla discussione. &ldquo;Tu hai 10 vacche? Il tuo vicino nulla? Ebbene niente propriet&agrave; privata. Lo stato le prende tutte e dieci e d&agrave; il latte necessario a tutti voi&rdquo;. Borbottio sospettoso del contadino: &ldquo;Non mi fido&rdquo;. &ldquo;Ma il fascismo, vedi, &egrave; tutt&rsquo;altra cosa. Lui a te le vacche le lascia tutte e dieci. Tu le custodisci, tu le alimenti, tu le proteggi dalle intemperie e dalle<br />\r\n<br />\r\nmalattie. Egli anzi ti sorveglier&agrave; severamente per impedirti ogni trascuratezza&rdquo;. Sorriso radioso del contadino soddisfatto: &ldquo;Vuol dire che poi, a mungerle, ci penser&agrave; lo stato!&rdquo;<br />\r\n_______________________<br />\r\nLe ultime storielle attuali sono fiacche e anche poco spiritose: si sente l&rsquo;avvilimento. Le cose ormai sono serie: non &egrave; pi&ugrave; possibile scherzare. I due amici mormoratori: &ldquo;D&igrave; un po&rsquo;, ce l&rsquo;hai tu il ritratto di Ciano a casa?&rdquo; &ldquo;Io, fossi matto!&rdquo; &ldquo;E allora dove sputi?&rdquo;<br />\r\n_______________________<br />\r\nNella villa che Mussolini ha fatto costruire alla Camilluccia per la sua conosciutissima amante, si &egrave; trovato in questi giorni appeso un grande cartello, con su scritto a caratteri cubitali: &ldquo;Mistica fascista&rdquo;.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nI due soliti amiconi si incontrano: &ldquo;Camerata, sai qual &egrave; l&rsquo;ultima barzelletta?&rdquo;, &ldquo;?&rdquo;, &ldquo;Vincere&rdquo;<br />\r\n_______________________<br />\r\nDal Vaticano:<br />\r\nUn gerarca domanda a un cardinale: &ldquo;Mi sapete dire come fate voi a far riuscire tanto bene le vostre cerimonie, con tanto fasto, con tanta facilit&agrave; e il popolo accorre abbondantissimo spontaneamente? Noi invece sbraitiamo, mandiamo le cartoline rosse, minacciamo le punizioni e arrivano sempre soltanto i ragazzini delle scuole e i poveri trovati con la pancia grossa e la faccia seccata, tutti impacciati e infagottati nella sahariana di finta lana&rdquo;. Il cardinale risponde candidamente: &ldquo;Noi abbiamo preso il nostro corpo e l&rsquo;abbiamo crocifisso.&rdquo;<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\nQuest&rsquo;ultima &egrave; la pi&ugrave; bella, ma dicono che venga dalla Germania. Accidenti! Neanche pi&ugrave; il monopolio delle barzellette ci vogliono lasciare quelle sanguisughe? &ldquo;Si trovano sopra un aeroplano un francese, un inglese, un italiano, un tedesco. L&rsquo;aeroplano ha un guasto e comincia a perdere quota: &egrave; necessario liberarsi dalla zavorra: buttati i bagagli e tutte le cose superflue, non &egrave; sufficiente: bisogna che uno si salvi per il bene degli altri. Il francese generosamente si offre e al grido &ldquo;Vive la France&rdquo; si getta gi&ugrave; a capofitto. Ma non basta ancora. L&rsquo;inglese allora cavallerescamente si fa avanti; mormora con gravit&agrave;: &ldquo;God save the king&rdquo; e si lancia nel vuoto. Ma neanche<br />\r\n<br />\r\nquesto sacrificio &egrave; stato sufficiente. Allora balza in piedi coraggioso e deciso il tedesco. Alza solenne l&rsquo;invocazione: &ldquo;Heil, Hitler&rdquo; e poi afferra l&rsquo;italiano e lo getta di sotto.<br />\r\n&Egrave; truce e potrebbe essere significativa. Ma io voglio finirla a modo mio. L&rsquo;aeroplano non poteva salvarsi, poich&eacute; aveva il meccanismo irrimediabilmente guasto (neanche l&rsquo;ultimo alleggerimento poteva riequilibrarlo) e poi il tedesco con la sua ultima brutalit&agrave; ha dato il crollo finale: e l&rsquo;aeroplano &egrave; precipitato al suolo sfracellandosi con il suo ultimo superstite. Ma i tre, che si erano sacrificati, erano forniti di paracadute e, giunti a terra, si sono rincontrati insieme e si sono stretti la mano. W l&rsquo;ottimismo!<br />\r\n<br />\r\nHitler, Mussolini e Churchill vogliono sapere chi vincer&agrave; la guerra. Perci&ograve; vanno da S. Pietro. Questi risponde: &ldquo;Io lo so, ma come segretario del Padre Eterno, non posso tradire il segreto. Per&ograve; voglio darvi un suggerimento. Vedete quella grande tasca con quell&rsquo;unico pesciolino rosso. Chi di voi riuscir&agrave; a prendere il pesciolino sar&agrave; il vincitore&rdquo;. Mussolini, senza por tempo in mezzo, si tuffa nella vasca tutto vestito: fa grande schiamazzo, butta fuori un fiume di acqua ma, accecato dal frastuono, il pesciolino non riesce pi&ugrave; neppure a vederlo. Si avanza Hitler con innumerevoli ordigni, prende con scrupolosa esattezza le misure, getta una potentissi<br />\r\n<br />\r\nma bomba con tiro preciso; ma il pesciolino incolume guizza via. Si avanza con elegante compostezza Churchill, si siede tranquillo sul bordo della vasca, cava dal taschino della giacca un cucchiaino d&rsquo;argento e lentamente con paziente tranquillit&agrave; si mette a vuotare la vasca. Quando la vasca sar&agrave; asciutta, il pesciolino sar&agrave; suo.<br />\r\n_______________________<br />\r\nAncora col pesce!<br />\r\nUn pescatore riesce finalmente a prendere un grosso pesce. Lo porta, ancora vivo e palpitante, alla moglie. &ldquo;Friggilo&rdquo;, le dice. &ldquo;Con che cosa? Non ho olio&rdquo;. &ldquo;Cuocilo col burro&rdquo;. &ldquo;Non ho burro&rdquo;. &ldquo;Adopera il lardo&rdquo; &ldquo;Non c&rsquo;&egrave; lardo&rdquo;. E allora, che cosa ne facciamo di questo bel pesce?&rdquo; &ldquo;Ma, guarda, &egrave; ancora vivo: buttalo di nuovo a mare, povera bestia; almeno lui potr&agrave; campare!&rdquo;. Il pescatore, triste e avvilito, riporta il pesce dentro al suo mare: quello rimane un po&rsquo; stordito, poi d&agrave; un guizzo di gioia, riviene a galla, spalanca la bocca e grida, tutto esultante: &ldquo;Evviva il duce!&rdquo;<br />\r\n_______________________<br />\r\nLa Petacci ha reso padre il nostro duce di due gemelle. Una fu chiamata Vittoria, l&rsquo;altra Vinceremo. Vittoria, povera bambina, &egrave; morta subito. Ma anche Vinceremo si &egrave; ammalata di una strana malattia che sembra incurabile: le &egrave; rimasto uno strano tic nervoso. Quando il babbo, affettuoso e supplichevole, la chiama: &ldquo;Vinceremo, Vinceremo&rdquo; ella scuote la testolina sparuta come a dire ripetutamente di no.<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n<br />\r\n&nbsp;"},{"label":"Descrizione estrinseca","value":"Block notes  18x12 cm."}],"sequences":[{"@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/281242/sequence/normal","@type":"sc:Sequence","label":"Current Page Order","viewingHint":"individuals","canvases":[]}]}