{"@context":"http://iiif.io/api/presentation/2/context.json","@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/288568","@type":"sc:Manifest","label":"Archivio Carlo De Stefani","rendering":{"@id":"https://www.lazio900.it/oggetti/288568-archivio-carlo-de-stefani","format":"text/html","label":"Full record view"},"metadata":[{"label":"Tipologia","value":"Archivio aggregato"},{"label":"Storia istituzionale/Biografia","value":"<div class=\"MuiGrid-root MuiGrid-item MuiGrid-grid-xs-12 MuiGrid-grid-lg-7 Term_termContent__UHoTq term-content css-1mu8ak0\">\r\n<div style=\"opacity: 1; transform: none;\">\r\n<p class=\"MuiTypography-root MuiTypography-bodyL css-d8t48w\">Geologo italiano (Padova 1851 - Firenze 1924).<br />\r\nStudi&ograve; a Livorno, dove la famiglia si era trasferita dopo l&#39;unificazione nazionale. Nel 1870 consegu&igrave; la laurea in giurisprudenza presso l&#39;Universit&agrave; di Pisa. Qui, complice il fervore degli studi geologici fioriti grazie all&#39;attivit&agrave; di Paolo Savi e di Giuseppe Meneghini, si appassion&ograve; alla geologia. Tuttavia, almeno all&#39;inizio della sua carriera, si applic&ograve; prevalentemente nell&#39;economia politica. La pubblicazione della tesi di laurea gli schiuse le porte dell&#39;insegnamento, con la nomina a professore di statistica ed economia presso l&#39;ateneo di Siena.<br />\r\nAi primi e pochi studi in questo ambito, De Stefani incominci&ograve; ad associare alcuni lavori a carattere geologico. Conducendo esplorazioni nelle Alpi Apuane, scopr&igrave; numerosi reperti malacologici: i risultati&nbsp; confluirono in una specifica carta geologica, che present&ograve; all&#39;esposizione universale di Parigi del 1878, e in una serie di contributi a stampa realizzati anche con Dante Pantanelli. Nello stesso anno, a seguito di rilievi condotti nella parte meridionale della Calabria, ne pubblic&ograve; prima la relativa Carta geologica e successivamente una memoria paleontologica.<br />\r\nDal 1879 ingaggi&ograve; un&#39;accesa polemica sia con il Comitato geologico (ideato un decennio prima da Igino Cocchi), a causa dell&#39;eccessiva burocrazia e dell&#39;arretratezza dei metodi (a carattere topografico e litologico) utilizzati negli studi finalizzati alla stesura della carta geologica, sia con Bernardino Lotti e Domenico Zaccagna, ispettori del corpo delle miniere incaricati dello studio geologico delle Alpi Apuane, ai quali rimproverava erronee valutazioni stratigrafiche e la non adeguata contestualizzazione dei dati delle indagini paleontologiche.<br />\r\nTale polemica, che si protrasse fino al 1882, se lo rese inviso a molti membri del Comitato, tra i quali il suo mentore Meneghini, cui spettava la supervisione scientifica dei rilievi dei citati ispettori, fece guadagnare a De Stefani il sostegno di altri geologi, quali Torquato Taramelli e Antonio Stoppani, e lo spinse verso una carriera pi&ugrave; marcatamente geologica. Infatti, lasciata la cattedra di Siena, collabor&ograve; dal 1883 con Stoppani, che era direttore del gabinetto di geologia dell&#39;Istituto di studi superiori di Firenze, per poi prenderne il posto dal 1885 nella cattedra di geologia e geografia. Sempre a Firenze, e dallo stesso 1885, diresse il Museo di geologia, incarico che avrebbe retto sino alla morte, incrementandone le collezioni.<br />\r\nSocio della Societ&agrave; geografica italiana, dell&#39;Accademia dei lincei, dell&#39;Accademia nazionale delle scienze, dell&#39;Accademia dei georgofili e della Soci&eacute;t&eacute; g&eacute;ologique de Belgique, De Stefani fu tra i fondatori della Societ&agrave; malacologica italiana nel 1874, cos&igrave; come della Societ&agrave; geologica italiana, che presiedette nel 1896. Fu, inoltre, presidente della Societ&agrave; italiana di antropologia (1913-14).<br />\r\nDal 1902 al 1907 fu assessore ai Lavori pubblici del Comune di Firenze, e per circa venti anni rappresent&ograve; il mandamento di Castelfranco di Garfagnana al Consiglio provinciale di Massa, e poi di Lucca.<br />\r\nMor&igrave; settantatreenne a Firenze lasciando molti dei suoi allievi e discepoli, fra i quali Giotto Dainelli, Giuseppe Stefanini, Ettore Artini, Paolo Principi e Ardito Desio, in un ruolo di primo piano nel panorama scientifico-geologico italiano.<br />\r\n<br />\r\n&nbsp;</p>\r\n</div>\r\n</div>\r\n"},{"label":"Criteri di ordinamento","value":"La documentazione &egrave; articolata in 425 buste (fascicoli) ordinate alfabeticamente per corrispondente e contenute in 5 faldoni foderati in carta di Firenze.<br />\r\nAll&#39;interno di ogni fascicolo le carte sono state riordinate secondo l&#39;ordine cronologico.<br />\r\n&nbsp;"}],"sequences":[{"@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/288568/sequence/normal","@type":"sc:Sequence","label":"Current Page Order","viewingHint":"individuals","canvases":[{"@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/288568/canvas/883731","@type":"sc:Canvas","label":"1","width":400,"height":553,"images":[{"@id":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/288568/annotation/883731","@type":"oa:Annotation","motivation":"sc:painting","on":"https://www.lazio900.it/iiif/manifest/288568/canvas/883731","resource":{"@id":"https://www.lazio900.it/backend/media/collectiveaccess/images/8/8/3/7/8552_ca_object_representations_media_883731_original.jpg","@type":"dctypes:Image","format":"image/jpeg","width":400,"height":553,"service":{"@context":"http://iiif.io/api/image/2/context.json","profile":"http://iiif.io/api/image/2/level2.json","@id":"https://iiiflazio.tocc.promemoriagroup.com/iiif/2/collectiveaccess-images-8-8-3-7-8552_ca_object_representations_media_883731_original.jpg"}}}]}]}]}